Giornalisti/ Un contratto che fa acqua da tutte le parti
Analisi di Andrea Montanari - CdR di Repubblica e consigliere dell'Alg
Finalmente sta emergendo con chiarezza lo scenario delle ricadute possibili dell'attuale trattativa per il rinnovo del nostro contratto, scaduto ormai da quasi quattro anni. Dopo la diffusione venerdì scorso del documento ufficiale della Fnsi sullo stato dell'arte, nessuno potrà accusare chicchessia di commentare indiscrezioni su bozze, presunti preaccordi o altro. Peccato che in quel documento o sul sito della Federazione non si dica nulla sull'accoglienza riservata a questa piattaforma dalle tante assemblee che si sono svolte in queste settimane. Dove va dato atto al segretario Franco Siddi di avere finalmente confermato anche i passaggi più scomodi che alcuni membri della segreteria avevano precedentemente sempre negato.
Il documento, purtroppo, conferma sostanzialmente quanto era stato anticipato dalle bozze pubblicate anche dal sito dell'Ordine nazionale. E questo spiega il disagio e l'inquietudine crescente della nostra categoria, che pur consapevole della crisi che stiamo attraversando, non accetta di svendere diritti fondamentali che garantiscono proprio la parte più debole dei nostri colleghi, in cambio di non si capisce cosa, dato che la segreteria ammette che tutta la parte economica non è nemmeno stata affrontata. Fa impressione, invece, notare come i dirigenti della Fieg, prima il capo delegazione Donati e poi il presidente degli editori Carlo Malinconico siano stati gli unici a prodigarsi in questi giorni nel difendere con delle interviste la posizione della Federazione. Un politico di lungo corso diceva che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Se poi si considera che lo stesso Malinconico era sceso in campo dopo la sortita dell'Ordine per affermare che l'unico interlocutore degli editori era la Fnsi (che scoperta!) non ci vuole molto a capire il perché l'inquietudine della categoria continui a salire. Anche perché invece di convocare subito la consulta dei Cdr, si è preferito riunire (il 5 novembre) il Consiglio nazionale. Nulla da eccepire, a patto che non si pensi di riunire i cdr quando i giochi della trattativa si saranno chiusi con un prendere o lasciare.
Apprezzo la buona volontà di informare finalmente i colleghi con un documento. Meglio tardi che mai. Ma una brutta piattaforma non diventa bella solo perché la si presenta con uno slogan che include e non esclude. Quando mai un sindacato di qualsiasi categoria ha mai puntato sull'esclusione? Semmai il compito principale di un contratto dovrebbe essere quello di garantire al salario il maggior recupero possibile del costo della vita. Dire questo mi sembra perfino banale. Non «un peccato mortale», né «coscientemente fuorviante» e tantomeno «informare in modo distorto, mentendo sapendo di mentire» come sostiene la premessa del documento della Federazione. Faccio notare, inoltre, che il confronto con gli editori è aperto ormai da un anno dal congresso di Castellaneta. Non mi aspettavo certo il contratto in due settimane che Siddi aveva promesso dopo la sua elezione, ma nemmeno che la montagna partorisse un topolino. Con buona pace della maggioranza unitaria, che personalmente non ho mai auspicato.
(Segue - Tutti i punti della trattativa...)



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