Giornalismo e internet/ Il nuovo libro di Sergio Maistrello: come sopravvivere in un mondo in cui il giornalista non ha più il monopolio delle notizie

Lunedì, 31 maggio 2010 - 08:56:00

giornalismo

Come evolve il giornalismo, stretto tra la crisi epocale dell’industria tradizionale e i nuovi spazi di espressione offerti dai network digitali? Quali competenze deve avere un professionista dell’informazione per sopravvivere in un ambiente in cui non ha più il monopolio delle notizie? Quali sono le nuove grammatiche con cui è necessario prendere confidenza? Questi i temi di “Giornalismo e nuovi media - L’informazione al tempo del Citizen Journalism", nuovo libro di Sergio Maistrello, giornalista e coordinatore editoriale di Apogeonline (la webzine di Apogeo), nonché docente a contratto di Giornalismo e nuovi media all'Università di Trieste.

Il libro parte dalle nuove dinamiche sociali promosse dalla Rete e, passando attraverso un’approfondita divulgazione degli strumenti e delle pratiche emerse finora, esplora il loro impatto sul giornalismo.
Dal viaggio tra i colossi editoriali alla ricerca di nuove modalità operative e tra gli avamposti più innovativi dell’informazione collaborativa emerge la consapevolezza che il giornalismo non solo non viene rinnegato in questo passaggio storico, ma - liberato dalle rigidità commerciali ed editoriali degli ultimi decenni - ha semmai l’opportunità di vivere una nuova fase di prosperità.

L’autore sarà presente e ne parlerà con Massimo Russo e Vittorio Zambardino mercoledì 16 giugno a Roma, alle ore 18 alla Feltrinelli via V.E. Orlando 78/81.

(Dall’Introduzione)
Le persone non hanno più bisogno a tutti i costi di mediatori. La società in Rete sta imparando a comunicare, a informarsi, a condividere cultura, a commerciare, ad amministrarsi, a divertirsi, a progettare al di là di ogni forma di mediazione conosciuta in precedenza. Sebbene le prime manifestazioni di tutto ciò possano apparire rozze e imperfette, miglioreranno in fretta. [...] Se l’editoria fa il suo ingresso nel suo decennio più drammatico, il giornalismo potrebbe invece uscire da questo passaggio storico paradossalmente rafforzato. Restano sfide vitali, una per tutte la ricostruzione su nuove basi di un’economia che garantisca la professionalità. Ma in un mondo in cui molte più informazioni sono disponibili a un numero maggiore di persone cresce la necessità di una figura indipendente che possieda strumenti tecnici e culturali per fare sintesi, per gettare ponti tra le specializzazioni, per comporre scenari. Un professionista consapevole di non avere più né l’esclusiva né deleghe in bianco, che si accontenti spesso di arrivare in seconda battuta sui fatti a fronte di maggiore approfondimento e che sia in grado di lavorare insieme ai tanti nuovi soggetti che affollano lo spazio pubblico delle idee e delle opinioni, a cominciare dai suoi stessi concittadini. Non sarà come prima, ma non sarà necessariamente peggio di prima.

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