Giornalismo low cost/ La foto di copertina del Time? Vale poco più di 30 dollari. Reporter e fotografi sfruttati e contenti
La foto di copertina del Time? Vale poco più di 30 dollari. Proprio così: anche nelle più prestigiose testate mondiali, ormai, giornalisti e fotografi hanno vita dura. Il caso emblematico, sottolineato da Amedeo Vergani in un articolo pubblicato sul sito di Franco Abruzzo, è quello dell'autore di un'immagine pubblicata ad aprile 2009, appunto, sulla copertina del settimanale Time, pagato la bellezza di 31 dollari e 50 centesimi.
La fotografia era fra gli oltre sei milioni di immagini dell'archivio online di iStockphoto, agenzia fotografica a bassissimo costo di proprietà del colosso del settore Getty Images.
E l'autore dell'immagine, Robert Lam, si era pure dichiarato molto soddisfatto, sebbene la tariffa "standard" per l'immagine di copertina di una rivista con una tiratura di quasi tre milioni e mezzo di copie (è il caso del Time) sia di circa tremila dollari.
Ma tant'è: la soddisfazione del povero (in senso economico, ovviamente) Lam rappresenta la punta dell'iceberg di un mondo, quello del giornalismo, in cui i giovani sono ben disposti a lasciarsi sfruttare, accettando di lavorare gratis o a tariffe ridicole pur di vedere pubblicato un loro pezzo o una loro foto. Tanto che Alan Mutter, guru del giornalismo americano, ha lanciato un appello ai giovani invitandoli a riflettere su quale possa essere il loro destino in un mercato del lavoro che loro stessi contribuiscono a svalutare a livelli indegni.
![]() L'immagine da 31,50 dollari pubblicata sulla copertina del Time |
Non si tratta certo di una pratica limitata agli Stati Uniti: non a caso l'appello di Mutter è stato rilanciato in Italia dal sito internet di "Libertà di Stampa Diritto all'Informazione", osservatorio sui problemi e sulle nuove frontiere del giornalismo.
Nel caso della fotografia, poi, il problema è amplificato dalla diffusione delle agenzie fotografiche online di "microstock", categoria di cui fa parte iStockphoto, che se da un lato aumentano le possibilità per i fotoreporter di vendere i loro lavori, dall'altro abbassano inevitabilmente il valore del mercato, offrendo immagini a costi che vanno dai pochi centesimi a qualche decina di euro. Certo, in linea torica i guadagni dovrebbero essere basati sulla quantità, dal momento che, a questi prezzi, anche piccole testate e siti web possono acquistare foto che altrimenti non potrebbero permettersi. Ma non è detto che, nell'era della libera circolazione delle informazioni su internet, il "low cost" si riveli vincente.



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