Giornali online a pagamento/ Usa, molti editori seguono l'esempio di Murdoch. Ma non tutti ci credono
Come era nelle previsioni, l'annuncio di Rupert Murdoch di non volere offrire più gratis il contenuto dei giornali internet del suo vasto impero editoriale ha avuto subito un seguito, di grossa sostanza. Media News Group Inc., che possiede il Denver Post e altri 53 quotidiani in 11 Stati dell'Unione, ha annunciato che darà presto l'avvio a un sistema a pagamento per ottenere l'accesso ai contenuti dei suoi siti. "Non possiamo continuare a dare gratis i nostri contenuti" ha detto il ceo della Media News, William Dean Singleton, praticamente copiando l'annuncio di Murdoch.
Il parere degli esperti è che l'idea del giornale internet a pagamento stia facendo breccia con gli editori di grossi gruppi editoriali, in considerazione del fatto che pubblicità e vendite subiscono cali paurosi.
L'idea del WSJ di far pagare soltanto gli articoli richiesti dai lettori lascia qualcuno incredulo. "Ma come faranno?", si chiede Joe Smarts dell'ufficio distribuzione di un quotidiano di Chicago. "Leggeranno il titolo sullo schermo e poi ordineranno? Ma il titolo basterà ad attirare il lettore che sa di dover pagare anche se in ultimo l'articolo lo lascia freddo?".
Negli Stati Uniti oggi è tutto un concerto di idee, di iniziative per cercare di rendere possibile il progetto del giornale internet a pagamento. Tuttavia ci sono molti che non credono nell'iniziativa. "Se il giornale che seguo mi chiederà di pagare un tanto, bene, ne seguirò un altro che è gratis", ha detto Loris Furie intervistato in una tv di San Diego nel corso di un programma che parlava di questa idea. "Perché il progetto riesca - ha detto Furie - occorrerà che tutti, ma proprio tutti i giornali online chiedano un pagamento. Non sarà facile perché le piccole testate continueranno ad offrire i loro contenuti gratis.
Benny Manocchia



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