Giornali/ In autunno un Riformista tutto nuovo con 32 pagine e full color. Intervista ad Antonio Polito
![]() Antonio Polito |
Puntate a fare concorrenza ai grandi quotidiani? A essere un primo giornale e non più un foglio solo di approfondimento?
"Passeremo da 8 a 32 pagine. Vogliamo mantenere lo stile giornalistico del Riformista, irriverente e intrigante, non limitato alla notizia bruta, per intenderci, estendendolo a tutti i settori dell'informazione. Quindi non più solo politica, ma anche esteri, cronaca, cultura, economia e spettacoli".
E lo sport?
"Forse ci sarà anche lo sport, ma con un taglio che vada oltre la semplice registrazione dei fatti. L'importante è non diventare un giornale di ieri, come accade oggi a molti quotidiani. Le notizie oggi si sanno appena succedono o quasi, non si va più in edicola per sapere cosa è successo, quali sono i fatti del giorno. E così per non farsi scavalcare bisogna offrire qualcosa di più, lavorare, approfondire le notizie uscite poche ore prima o darne di altre".
Questo fenomeno è avvenuto a causa internet...
"Sì, e anche a causa della televisione. Proprio per questo pensiamo a una versione internet che dia le notizie non appena accadono e al giornale cartaceo che il giorno dopo arricchisca queste informazioni".
Pensate di potenziare la redazione?
"Sì, raddoppieremo l'organico, passando dalle 10 unità attuali a circa 20 giornalisti. E già abbiamo avuto due inserimenti importanti, come Ubaldo Casotto, in qualità di vicedirettore esecutivo, e Marco Ferrante, in veste di vicedirettore economico, entrambi provenienti dal Foglio"
Quali obiettivi di vendita vi ponete?
"Puntiamo a una diffusione attorno alle 20mila copie"
Nelle scorse settimane Eugenio Scalfari ha detto che lei ha avuto un "prolasso deontologico", criticando la sua tesi secondo cui per Silvio Berlusconi ci sarebbe bisogno di un "salvacondotto giudiziario". La polemica avviata dal fondatore di Repubblica l'ha sorpresa?
"Sorpreso no, si tratta di un fatto normalissimo. Solo ho sentito l'esigenza di replicare all'uso del concetto della moralità nella polemica giornalistica. Non vedo il nesso tra la possibilità di avere opinioni diverse e la moralità deontologica. Tutte le idee, se ben argomentate, sono rispettabili, non è che una è più morale dell'altra. Ma questo è un vizietto che a la Repubblica è piuttosto diffuso, vale a dire
che se non la pensi come loro, sei un po' corrotto o immorale. E poi seguendo le vicende del lodo Alfano le cose sono andate come dicevo io, il salvacondotto per Berlusconi c'è stato e la manifestazione di piazza Navona è stata un autogol per l'opposizione".
(Segue - I maestri di giornalismo di Antonio Polito: Scalfari e gli altri...)



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