Il backstage dei campi di calcio rivive in un videogame, Football Manager 2012. L'intervista di Affari a Marco Santin, fan sfegatato del gioco e socio della Gialappa’s

Gli italiani? Un popolo di commissari tecnici, non solo quando c’è da fare la formazione della nazionale, ma anche da criticare le scelte del mister della propria squadra del cuore. Niente di meglio per gli appassionati dunque che Football Manager 2012, il videogame per Pc e Mac (ma presto anche per Psp, iPhone e iPad), in uscita venerdì 21 ottobre: una simulazione calcistica che si concentra dietro le quinte del mondo del pallone, e in cui il giocatore deve interpretare un manager alla Alex Ferguson, che oltre ad essere responsabile di tattica e allenamenti, deve fare il mercato della propria società.
Nella foto, Marco Santin di profilo
con i compagni della Gialappa's Band
Moltissimi aspetti, soprattutto quello dei giocatori anche delle società minori e dei vivai, sono riproposti in questo gioco, che dà la possibilità di sognare una carriera alla Guardiola, da tecnico di una squadra minore a mister del club più favoleggiato di tutti i tempi: basti pensare che le simulazioni 3D del match tengono presente del clima dei vari stadi d’Europa, basato su reali statistiche. Tra i tanti fan, anche calciatori (come Abate del Milan, Grosso della Juve e Oddo del Lecce), alla presentazione stampa Affari ha incontrato Marco Santin, fan sfegatato del gioco, con cui abbiamo parlato della sua passione, della sua Inter e dei prossimi programmi con i soci della Gialappa’s Band.

Come è nata la tua passione per Football Manager?
"Fin da ragazzino ho avuto un’insana passione per i giochi manageriali di calcio e ho iniziato con il Commodore Amiga di mio fratello con un gioco chiamato The Manager, quando ancora c’erano i dischetti, che mi passava un mio amico. Mi piaceva così tanto che quando andavo al mare mi portavo dietro il computer, piuttosto voluminoso: mi viene da ridere a pensare cosa puoi fare oggi con l’iPad. È stato proprio in vacanza che ho scoperto la prima versione di Football Manager, che si chiamava Championship Manager ed era in lingua inglese. Fu una folgorazione".
Qual è l’aspetto più intrigante del gioco?
"È difficile dirlo, quando esce sono in fibrillazione, anche se poi magari le novità da un’edizione all’altra a volte sono minime, ma non posso fare a meno di comprarlo. È indimenticabile per me il momento in cui per prima volta si poteva vedere la partita sul campo, dopo aver fatto la formazione. Poter fare il calciomercato è una cosa davvero eccitante, come l’idea di gestire le tattiche e gli allenamenti. Soprattutto tu qui hai la possibilità di creare la squadra dei tuoi sogni, comprando anche giocatori che nella realtà non vestiranno mai la maglia che ami di più, soprattutto in quest’epoca di fair play finanziario. Magari meglio ancora se partendo dal basso, acquistando giovani talenti e sperando che nel lungo periodo la tua politica ti dia buoni risultati, come faccio io che non scelgo mai l’Inter, cioè la mia squadra, ma il Crystal Palace, che gioca nella serie B inglese".
È vero che hai suggerito qualche campione in erba, conosciuto grazie al gioco, proprio all’Inter?
"Avevo scoperto su Football Manager un bravo e giovane difensore francese, Mamadou Sakho, e dopo averlo visto giocare parlando con Moratti gli ho chiesto se lo conoscevano. Lui mi disse: “Chiediamolo a Branca (direttore dell’area tecnica della società nerazzurra, ndr.), e vedrai mi dirà che lo stiamo seguendo, anche se non ha la minima idea di chi si tratti”. Andammo da Branca, che alla domanda del Presidente, rispose: “Lo stiamo seguendo”. Ci mettemmo tutti a ridere: fu uno scherzo simpatico ai danni di Branca, ma Sakho era forte davvero, infatti ora gioca nel Paris Saint-Germain e in nazionale".
Allenando virtualmente hai cambiato un po’ la tua opinione sulle difficoltà di essere allenatore?
"Non tanto, perché come tutti gli italiani, quando vado allo stadio contesto le scelte del mister, perché magari ho in testa una formazione diversa da quella che ha scelto. Però alla fine io spesso sto dalla parte degli allenatori, perché incidono sul risultato, ma fino a un certo punto: se non hai i campioni non riesci a vincere".
È per questo che Mourinho vinceva sempre e Ranieri no?
"È presto per giudicare Ranieri, dopo quattro partite, ma è certo che negli anni di Mourinho l’Inter faceva grande mercato, in entrata e in uscita: nell’anno in cui abbiamo vinto tutti, è stato venduto Ibrahimovic. Però al suo posto è arrivato Eto’o più 50 milioni di euro, utilizzati per comprare Sneijder, Lucio e altri talenti. Quest’anno è andato via Eto’o ed è arrivato Forlan, che è un gran giocatore, ma non vale quanto il camerunense. Il fatto è che ultimamente l’Inter non ha comprato più nessuno: si continua a parlare di fair play finanziario, ma a quanto pare gli altri, Juve e Roma in testa, ma anche il Milan, hanno speso a più non posso. Non vedo l’ora che il fair play finanziario sia messo in pratica per tutti".
Quali programmi avete tu e la Gialappa?
"Lunedì inizia il Grande Fratello e quindi presumibilmente verso il 31 ottobre dovremmo iniziare a commentarlo come al solito su Italia 1 e poi dovremmo fare da gennaio Mai dire Amici, dedicato al programma di Maria De Filippi. Presto inizieremo un programma radiofonico, di cui però non posso dare ancora i dettagli".
È finita per sempre l’era di Mai dire Gol?
"Col problema dei diritti televisivi e questo spezzatino televisivo del campionato con partite tutti i giorni e a tutte le ore ci siamo allontanati dall’idea di poter rifare quella trasmissione, anche se il calcio ci interessa e probabilmente commenteremo in qualche modo in radio le partite dei prossimi Europei".
Marco Consoli


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