La musica viaggia online, lo capiscano anche le major
Di Giuseppe Morello
Periodicamente c’è qualcuno che rilancia la battaglia contro il file sharing in difesa del diritto d’autore. L’ultima ad averlo fatto è Lily Allen, la cantante 24enne inglese divenuta nota grazie alla sua pagina su MySpace.
La Allen è un caso esemplare di sguardo selettivo sulle cose perché dimentica che internet non è solo quella bella invenzione che permette a tipi come lei di avere successo dal nulla, ma è anche il marchingegno che permette e favorisce il download di musica. La Allen, come molti altri, vorrebbe che internet fosse solo la prima cosa (che li avvantaggia), ma non la seconda (che li danneggia).
Che si debba trovare il modo di tutelare il diritto d’autore è fuor di dubbio, che si debba farlo applicando all’epoca di internet la logica di quando internet non c’era è tutto un altro discorso. Innanzitutto perché molti di quelli che calcolano il danno subito dal file sharing fingono di non sapere che mille persone che scaricano una canzone non equivalgono a mille persone che sono disposte a comprare quella canzone. Ma il punto è un altro. Il vecchio diritto d’autore tutela le posizioni acquisite ma rende difficile l’ingresso degli emergenti nel mercato. Internet e la pirateria forse danneggiano i cantanti già famosi, ma sono una porta spalancata per chi vuole emergere e non ha i soldi o gli appoggi per farlo.
Anziché cercare di imporre a internet a tutti i costi le vecchie logiche, perché cantanti e major non trovano un altro modo per tutelare i loro diritti (che prima di internet erano talvolta dei privilegi) tenendo conto del fatto che il mondo si è ribaltato con l’arrivo della rete e che internet, piaccia o no, è MySpace e iTunes, ma anche Emule e BitTorrent?



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