Feltri, addio al Giornale/ Il giornalista si sente tradito dal Pdl che gli imputa la crisi Berlusconi-Fini e pensa a un Fatto di destra
Vittorio Feltri pronto a lasciare Il Giornale per fondare un nuovo quotidiano. A pesare sugli umori del direttore del Giornale non sarebbe solo la decisione del Consiglio dell'Ordine nazionale dei giornalisti, che ha confermato - pur dimezzandola da sei a tre mesi - la sospensione nei suoi confronti per il caso Boffo, ma anche il fatto di sentirsi tradito da Berlusconi e dal Pdl. Tutti ricordano quando il presidente del Consiglio, fratello dell'editore del Giornale, disse in Parlamento che "i giornali amici ci fanno più male che bene". E in molti, nel partito del premier, attribuiscono proprio a Feltri la responsabilità dello "strappo" di Fini e quindi della crisi del governo, dopo la campagna lanciata dal Giornale contro il presidente della Camera sulla vicenda della casa di An a Montecarlo. 
Vittorio Feltri
Non a caso, durante l'audizione all'Ordine dei giornalisti, Feltri - che comunque non rinnega di essere l'autore della campagna anti-Fini - ha "scaricato" molte colpe su Alessandro Sallusti (già condirettore e ora formalmente direttore responsabile del Giornale, data la sospensione dello stesso Feltri), indicato come l'artefice delle notizie su Boffo e (insieme con Nicola Porro, vicedirettore per l'economia del Giornale) della minaccia di usare lo stesso trattamento nei confronti di Emma Marcegaglia, che ha fatto saltare definitivamente i già poco idilliaci rapporti fra il governo e la Confindustria (alla quale difficilmente possono essere lanciate accuse di "comunismo"): "E' saltata la struttura di controllo", avrebbe detto Feltri di fronte al Consiglio dell'Odg. Un motivo in più per rendere ancora più difficile la coabitazione dei due giornalisti sotto lo stesso tetto editoriale.
Di qui la decisione che Feltri sta meditando da tempo: salutare Paolo Berlusconi e mettersi al lavoro su un nuovo quotidiano, da mettere in piedi in tempi relativamente brevi (sei mesi-un anno, durante i quali magari Feltri potrebbe firmare editoriali per qualche altra testata) e che, come riporta Il Fatto, potrebbe chiamarsi Il Giornale Libero o Libero Giornale, ironica fusione fra le due testate dirette negli ultimi anni dal giornalista bergamasco. Il modello, come Feltri ha ammesso in una recente intervista a Luca Telese, sarebbe proprio quello del Fatto Quotidiano: struttura agile (20-25 giornalisti più i collaboratori esterni), contenuti essenziali e opinioni forti.
A Feltri non sfugge certo che, nell'attuale situazione politica che potrebbe portare Berlusconi all'opposizione nel caso di costituzione di un governo tecnico, si aprono spazi per un giornale di destra battagliero, con quelle caratteristiche che oggi caratterizzano, a sinistra, il quotidiano di Padellaro e Travaglio.
Al progetto, peraltro, sarebbero interessati anche Maurizio Belpietro e Giorgio Mulè, attualmente alla direzione rispettivamente di Libero e Panorama e punte di diamante del giornalismo militante di destra.



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