Il Fatto Quotidiano/ Tensioni con la concessionaria di pubblicità Poster: "Raccolta inadeguata"
| Il Fatto Quotidiano/ Vendite superiori alle attese ma ricavi sotto le aspettative. E i costi crescono |
Lo stesso cda, affrontando il problema delle deludenti entrate pubblicitarie (vedi box), non ha risparmiato le critiche alla concessionaria (Poster), evidenziando che si tratta di una azienda non particolarmente forte e introdotta nei centri media e che, sebbene si stia comportando con serietà e pur in un mercato pubblicitario in flessione, la raccolta non sia assolutamente proporzionale al numero di copie vendute, in quanto - è stato fatto notare nella riunione - un giornale che vende più di 100mila copie al giorno dovrebbe raccogliere almeno 3/4 milioni di euro annui. E invece, nei primi quattro mesi del 2010, Poster ha raccolto per Il Fatto solo 178mila euro, a fronte di un revised budget che conteneva una previsione di 224.490 euro.
Ma il problema non è certo solo di Poster: lo stesso revised budget prevedeva infatti 5mila euro di raccolta diretta, che invece è stata pari a zero. E questo nonostante la società si sia riservata 19 potenziali clienti, sottratti quindi alla raccolta della concessionaria.
I problemi, del resto, sono legati anche alla volontà del direttore del quotidiano, Antonio Padellaro, di eseguire una "analisi preventiva" sulle inserzioni pubblicate dal suo giornale. Tanto che, nell'ambito del cda, Padellaro si sarebbe lamentato della concessionaria che invia spesso le inserzioni all'ultimo momento, non consentendo quindi un adeguato controllo al direttore, mentre in altri casi Poster accetterebbe pubblicità da organizzazioni sconosciute, che esporrebbero il giornale a notevoli rischi.
Alla base vi è la facoltà, concessa a Padellaro, di rifiutare inserzioni che vengano ritenute inopportune o in contrasto con la linea del giornale. Stessa motivazione che sta alla base della decisione di escludere totalmente la pubblicità politica. Anche se è difficile immaginare come Padellaro possa dire no a una pagina pubblicitaria "sgradita", visto l'andamento della raccolta e i costi crescenti emersi nella stessa riunione del cda. Perché l'indipendenza giornalistica è un valore sacrosanto, ma difficilmente i ricavi derivanti da abbonamenti e vendite in edicola potranno garantire, da soli, un futuro al Fatto.



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