Facebook, antipatico come un locale alla moda...
Facebook sta diventando antipatico come quei locali che tutti frequentano in città e in cui é in un certo senso obbligatorio andare, pena essere fuori dal giro. Il social network più famoso al mondo cresce ogni giorno di più e addirittura negli Stati Uniti ha superato per numero di accessi Google, il che vuol dire che c'è stata più gente che ha chattato, o postato, o aggiornato il proprio profilo che non fatto ricerche nel motore di Google.
Ormai sembra che se non sei su Facebook non sei nessuno, una pressione sociale che ha contagiato anche il boss Pasquale Manfredi, arrestato pochi giorni fa, che non ha resistito e si è iscritto su Facebook con lo pseudonimo di Scarface (che fantasia!) E mal gliene incolse, visto che lo hanno acciuffato seguendo le sue tracce informatiche. E visto che su Facebook ci sono i "ladri" è diventato indispensabile che ci siano anche le "guardie", ecco perchè persino l'Fbi ha un suo profilo. C'è dunque su Facebook ormai un pezzo della nostra vita, quella di relazione, quella pubblica e anche molta di quella privata. Con notevoli vantaggi, certo, ma anche con qualche controindicazione. La prima è la dissoluzione della privacy, non solo quella che ciascuno di noi decide di concedere agli altri, ma anche quella che gli altri utenti possono violare raccontando i fatti nostri al popolo del web o a parole o con foto (so di una fidanzata che si è vendicata così).
Per non tacere della nuova concezione dell'amicizia, ridotta a elenchi sterminati di nomi in cui non si distingue l'amico intimo da una persona appena conosciuta, tanto che alcuni (Bill Gates per esempio) sono scappati trovando insensato un network di amicizie così slabbrato.
Temo che Facebook diventerà (se non lo è già diventato) una inevitabile necessità, come il telefonino o il computer, coi suoi pregi e i suoi difetti. Ma occhio a non farci inghiottire.



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