Eventi/ "Tanta Italia, ma anche il cinema del Terzo Mondo a Venezia. Ermanno Olmi? Uno dei pochi registi davvero indispensabili per l'Italia". Il direttore della rassegna Marco Muller parla con Affari
| Registi/ Pupi Avati ad Affari: "Ormai confondo il cinema con la vita. Devo molto a Ermanno Olmi..." |
Dopo tanto silenzio attorno alla rosa dei titoli e dei nomi in concorso finalmente ci si avvia a mettere in moto l’ingranaggio della 65.ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che si svolgerà dal 27 agosto al 6 settembre. Costata 11 milioni di euro, la rassegna - spiega il Presidente Paolo Baratta - “vuole essere di ampia latitudine internazionale e il Direttore Marco Müller confermato alla guida della manifestazione per i prossimi cinque anni è il nostro missus che percorre il mondo alla ricerca della qualità in piena libertà per aggiudicarsi i prodotti più qualificanti dell’anno”. Per il presidente della Fondazione “la Biennale di Venezia” la Mostra del cinema di quest’anno ha una data più importante delle altre: il 28 agosto, “giorno della posa della prima pietra” del nuovo Palazzo del Cinema che dovrebbe esser completato nel 2011. Nel corso della conferenza stampa ieri a Roma Baratta ha sottolineato come lo scorso anno la Mostra abbia venduto 40 mila biglietti al Lido, altri 20 mila a Campo San Polo e Mestre per un totale, con l’esportazione del cartellone in varie città italiane, di 110 mila biglietti.
Tra i film in concorso quest’anno ci sono ben quattro titoli italiani: “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati, “Il seme della discordia” di Peppi Corsicato, “Un giorno perfetto” di Ferzan Ozpetek, “BirdWatchers” di Marco Bechis. “Tutti i film selezionati - dichiara Müller - rappresentano una specie di sismografo per registrare i diversi movimenti e cogliere lo spettro più largo possibile del cinema italiano e rappresentare così tutti i modi della produzione”.
La rappresentanza italiana non finisce qui…
“Affatto. Fuori concorso c’è “Puccini e la fanciulla” di Paolo Benvenuti, un documentario diaristico di Mario Monicelli, e la sezione “Orizzonti” verrà aperta dall’opera prima di Marco Pontecorvo “Pa-ra-
![]() Ermanno Olmi |
da”, rappresentante del cosiddetto cinema nomade di cui fanno parte quei cineasti che hanno il coraggio e la capacità di cogliere il mondo e di darne una sintesi. Mi preme ricordare i due film sulle morti bianche e la visione di “Yuppi Du” di Adriano Celentano, prima pellicola italiana ad affrontare l’argomento. Celentano proprio a Venezia tornerà dopo 15 anni a fare una conferenza stampa”.
Come mai tutto questo riserbo fino alla fine?
“Perché con alcuni autori gli accordi erano già stati presi da lungo tempo e alcuni film sono dei “work in progress” e stanno per essere ultimati. Per il Festival è stato importante che registi, cineasti, produttori e distributori internazionali sentissero che Venezia potesse per loro essere la piattaforma non tanto per ricevere visibilità quanto la dedizione e la cura di cui è sempre stata portatrice in tutti questi anni. Senza dimenticare che lo sciopero degli sceneggiatori ha creato uno slittamento progressivo delle date di molti film”.
Qualche novità che tiene a sottolineare?
“Innanzitutto il ritorno del cinema africano presente con due opere (“Teza” di Haile Gerima e “Gabbla” di Tariq Teguia, ndr) e una rappresentanza significativa delle Filippine il cui cinema non ha conosciuto la parte moderna reinventandone un percorso tutto proprio e certamente ci faremo i conti per molto tempo. La variegata provenienza delle pellicole rispecchiano il criterio di selezione che si prefigge di inseguire un sistema di ricche individualità e la molteplicità di dinamiche espressive. La 65esima Mostra del Cinema sarà dedicata alla memoria di Youssef Chahine, recentemente scomparso per la sua idea di cinema pluralistico e contraddittorio che è la nostra di nomadismo culturale”
(Segue - "Tantissimi film che parlano di giovani e adolescenti...")



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