Eni/ La nuova campagna di comunicazione coniuga giovani e tradizione
Nella cornice della Triennale di Milano, Eni ha lanciato la sua nuova campagna di comunicazione istituzionale, che rappresenta al tempo stesso una novità e un ritorno al passato. Una campagna che ha come protagonisti la cultura e i talenti emergenti, a cui l'azienda fondata da Enrico Mattei ha affidato il compito di rappresentare i propri tratti distintivi: internazionalizzazione, ricerca e rispetto, attraverso la valorizzazione delle eccellenze in tutti i campi.

"Vogliamo far parlare Eni con una voce unica", ha spiegato Lamberto Dolci, responsabile immagine e pubblicità. Per rispondere a queste esigenze, la nuova comunicazione Eni ha pensato, grazie anche all'ausilio dell'agenzia Tbwa, di "attirare le migliori risorse", rielaborando il ruolo della committenza e lasciando a ciascun talento la possibilità di esprimersi in forme diverse "portando in tutto il mondo i valori di Eni", come ha spiegato Stefano Lucchini, direttore delle relazioni istituzionali e della comunicazione del Gruppo. La scheda/ I creativi che hanno partecipato alla nuova campagna Eni
Per questo, e per comunicare la propria intenzione di guardare al futuro, sono stati scelti dei punti fermi: la colonna sonora, 'Don't stop thinking the future' dei Fleetwood Mac, la firma dell'artista e la sua interpretazione personale del Cane a sei zampe. E se il fatto di inserire la firma dell'artista nella comunicazione, assieme alla dicitura 'per Eni' è, come ha ricordato Dolci, un segno distintivo, ciò che rimane senza titolo è la campagna nella sua interezza. "Ne abbiamo parlato a lungo e abbiamo deciso di non darlo - ha spiegato Lucchini - Siamo qui per raccontare una storia".
Una storia che parte dalla rivista 'Il gatto selvatico', che veniva realizzata ai tempi di Mattei, che ne aveva scelto addirittura il nome partendo dall'inglese wildcat, ovvero da come veniva chiamato il pozzo esplorativo. "Ecco, questa rivista era diretta da Attilio Bertolucci, che un giorno ricevette una telefonata da Mattei, che voleva raccontare come fosse difficile trasportare il petrolio dalla Persia (l'attuale Iran) all'Italia e quanto perciò avesse senso estrarre quello presente in Italia. Bertolucci propose di realizzare un lungometraggio e suggerì che poteva occuparsene il figlio, allora 22enne. In quel momento nessuno l'avrebbe detto, ma stava nascendo Bernardo Bertolucci".
"L'idea - ha concluso Lucchini - è anche dare fiducia ai giovani, far vedere le loro competenze e quanto sono preparati, facendo illustrare loro il percorso di cultura e sostenibilità della nostra azienda". Per questo sono già stati selezionati 16 artisti, alcuni dei quali hanno animato con le loro performance la serata in Triennale moderata da Corrado Augias: dall'apertura col pianoforte di Rafael Gualazzi, al monologo tratto da un discorso di Mattei di Ivan Alovisio, alla performance conclusiva degli 'I live you' di Romano Marini Dettina. Altri, invece, sono gia' arrivati nelle stazioni di servizio con le loro illustrazioni o in televisione, come l'artista israeliana Ilana Yahav, specialista della 'sand art'.



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