Editoria in crisi/ Class taglia gli stipendi, Rcs blocca i pagamenti, Liberazione chiude: l'amaro Natale della carta stampata

Martedì, 20 dicembre 2011 - 17:05:05

Se il Natale degli italiani in questo 2011 è segnato dai sacrifici della manovra del governo Monti, per la categoria dei giornalisti il boccone, in alcuni casi, è ancora più amaro. Perché la crisi economica va a incidere ancora più pesantemente in un settore, quello dell'editoria, in cui la parola crisi aleggia ormai da parecchi anni, complice una transizione dai media tradizionali a quelli digitali che ha provocato (e provocherà ancora in futuro) numerosi scossoni, ai quali si aggiungeranno i tagli dei contributi all'editoria previsti dal decreto "salva Italia" di Monti.
Così i dipendenti di Class Editori (circa 300 persone, fra cui una novantina di giornalisti) dovranno rinunciare per la seconda volta in due anni al 10 per cento del loro stipendio, una decurtazione drastica che sarà operativa per tutto il 2012 per far fronte all'indebitamento netto del gruppo che, al 30 settembre 2011, è di quasi 61 milioni di euro, 17 milioni in più rispetto all'anno precedente.

Non tira aria migliore nei corridoi di via Rizzoli: Rcs sarebbe infatti intenzionata a bloccare i pagamenti dei collaboratori fino a febbraio (ma anche fra i dipendenti serpeggia un certo malumore). Nel 2012, fra l'altro, il colosso editoriale dovrà decidere quale sarà la sorte dei suoi periodici, il cui progetto di dismissione è stato "congelato" lo scorso giugno dopo che le offerte pervenute erano state giudicate inadeguate. I vertici di Rcs, in particolare, dovranno valutare i risultati ottenuti dal riassetto societario varato nei mesi scorsi e i conti delle singole testate, prima di esprimersi sul futuro di Il Mondo, Novella 2000, Visto, Astra, Max e Ok Salute (sempre che a questo elenco non si aggiunga qualche altro nome illustre), mentre proseguirà lo stato di "austerity" imposto alle redazioni di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport.

La crisi - va detto - non ha colore politico: così, mentre si parla di contratto di solidarietà per i giornalisti del destrorso Il Foglio, il sinistrorso Liberazione va mestamente verso la chiusura, annunciata dall'editore Mrc per gennaio come conseguenza della cancellazione retroattiva finanziamento pubblico per giornali cooperativi "decisa dal governo Berlusconi e confermata dal governo Monti", come si legge sul sito del quotidiano. Ed è solo l'inizio: di quotidiani che non compra nessuno, ma sopravvivono solo con i contributi statali, sono piene le edicole.



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