Editoria/ La pubblicità si sposta dalla carta stampata a internet. E la crisi dei consumi è una grande opportunità. Di F. Lupetti
Altra cosa che fa la pubblicità è accentuare tutta la comunicazione di tipo tattico: si comincia a vendere “il sogno della merce” a buon mercato, allargare il target agendo sul prezzo, è tempo di i ricchi premi sperando poi che la marca mantenga la sua distintività, la sua immagine, il suo fascino. Ecco allora che anche chi se ne stava nelle nicchie di mercato senza fare pubblicità che tanto non serviva non è più indisturbato, arriva la pubblicità dei grandi e lì la vita si fa dura.
Insomma la crisi è una opportunità per chi fa la pubblicità piuttosto che un disastro.
A loro volta i media non costano al consumatore, non è il fattore economico a ridurre l’esposizione del pubblico ai media. E’ il calo di attenzione, lo spostamento dei lettori verso altri media il fenomeno prevalente. E’ il caso di internet il cui target è ormai trasversale, alias tutti su internet. Questo spostamento di attenzione affligge la carta stampata, che però ha ancora un suo baluardo nella autorevolezza.
La pubblicità della carta stampata deve trovare un suo equilibrio nel prezzo non può più ancorarsi ai suoi costi di produzione, deve rapportarsi al mercato. Le marche e le imprese non possono pagare la pubblicità più di quanto gli rende sia in termini di vendite che in termini di strategie di immagine.
Questo è il primo passo per una rivoluzione e non evoluzione all’interno di un sistema in cui la carta stampata dovrà rinunciare alla sua centralità perché è dal web che viene la spinta propulsiva.
La pubblicità su internet però non è priva di problemi. Lo sviluppo tumultuoso ha generato un po’ di confusione.
Il tema è questo: se internet ha rivoluzionato il sistema dei media alla radice, è possibile che rivoluzioni anche la pubblicità, alla radice. Ma come? Hic rhodus hic salta.



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