Editori ai tempi dei new media

Giovedì, 24 settembre 2009 - 20:09:00

Un pubblico numeroso e partecipe, composto da oltre 200 operatori, ha partecipato oggi a Milano alla terza edizione del Forum Nazionale Editori Tecnici Professionali Specializzati organizzato da ANES - Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata - e dedicato al tema “Il mestiere di editori ai tempi dei New Media”.

Ha aperto i lavori il Presidente di ANES, Gisella Bertini Malgarini, che ha prima ricordato come l’aumento delle adesioni all’associazione – 21 nuovi soci nei primi otto mesi dell’anno – confermi l’apprezzamento dei servizi di consulenza e informazione e l’impegno istituzionale di ANES. L’autorevolezza dell’associazione – ha aggiunto - è testimoniata anche dalla grande partecipazione a questo Forum, che si svolge in un momento di “picco” della crisi dell’economia in generale e del mercato dei media in particolare, alle prese con una profonda trasformazione tecnologica e dei modelli di comunicazione. Questo incontro – ha concluso – nasce proprio dall’esigenza di conoscere quello che viene considerato “la minaccia” – i New Media – per poter competere meglio e trarne vantaggio. Avendo però la consapevolezza che per fare “il mestiere di editori” l’esperienza è molto importante, perché l’editoria è l’industria dei contenuti indipendentemente dal mezzo di diffusione, e creare contenuti riconosciuti di qualità dai lettori è un mestiere che non si inventa.

Emilio Cimadori di Airesis ha rilevato la prudenza da parte degli editori tecnici e specializzati da lui interpellati ad accogliere l’innovazione. Una prudenza dovuta anche al fatto che i ricavi provenienti da Internet sono contenuti, e probabilmente lo rimarranno ancora a lungo. Ma - ha affermato il Presidente di Airesis - con questi ritmi di adozione dell’innovazione il giro d’affari del settore è destinato a ridursi sostanzialmente. Per aumentare i ricavi - ha continuato Cimadori – occorre aumentare gli accessi o, soprattutto, dare più valore al servizio offerto ai fruitori e ai contatti forniti agli utenti pubblicitari. Non ci si riuscirà - ha concluso - se non aprendosi al dialogo con altri attori e avendo il coraggio di reinventare tutto. Salvaguardando però il ruolo dell’editore, che è: garantire la qualità dei contenuti e la corrispondenza dei contenuti alle necessità dei fruitori.

Lo scenario della comunicazione dal punto di vista di internet è stato presentato da Paolo Ainio di Banzai e Marco Camisani Calzolari di Speakage. Il web - ha detto Ainio – non è più un media, oggi è un ecosistema nel quale le persone interagiscono fra loro, scambiano prodotti e idee, condividono le proprie vite. Prima i media e i brand avevano il controllo, oggi hanno il controllo gli utenti. Le keywords del cambiamento - ha proseguito il fondatore di Banzai - sono: prosumer, (i trend setter dell’utenza in internet che influenzano i consumi), freemium (offerta di servizi un po’ gratuiti un po’ a pagamento), iPhone (mobilità della fruizione dei contenuti di internet), long tail (capacità di dare un senso economico a nicchie minuscole). Forse – ha affermato – il futuro che prenderà il periodico è l’ebook e ha porta l’esempio dell’americano “The Huffington Post”, l’aggregatore di blog di giornalisti professionisti impaginati e coordinati dall’editore, che conta 3000 blogger e milioni di utenti. Nel mercato italiano – ha infine osservato Ainio – sta crescendo in maniera esponenziale il tempo speso online. Questo tempo comincia a generare valore, sottraendolo e ridistribuendolo ad altri media.

Internet sta producendo cambiamenti epocali ha detto Marco Camisani Calzolari di Speakage: nel mondo gli utilizzatori di internet crescono in modo esponenziale, ma l’Italia è al 24° posto nella classifica dei possessori di comput er. Nel mondo più del 25% dei risultati delle ricerche in Google, per i 20 brands più importanti, sono a links a consumer generated content. In Italia invece c’è ancora scarsa cultura digitale, i media di news tendono a sottolineare gli aspetti negativi di internet a volte criminalizzandolo, le aziende hanno i loro siti ma spesso non ne comprendono a fondo le caratteristiche e le modalità di utilizzo. Il rischio è uscire dal business. Il linguaggio digitale crea nuove regole: prima c’era un prodotto per molti consumatori, oggi migliaia di prodotti con un solo consumatore.

Si è discusso poi di Cross Media Publishing con Stefano De Alessandri, AD Hachette Rusconi e Vice Presidente Sezione Periodici FIEG, che ha illustrato il caso di “Elle” per il quale i valori fondanti del prodotto sono stati esportati sui diversi mezzi: eventi, trasmissioni TV, prodotti brandizzati, sito, ecc. Il problema – ha concluso - è culturale perché chi realizza prodotti cartacei ha un know-how molto diverso da chi produce i digitali.

Alessandro Cederle AD di Reed Business Information ha precisato che l’efficacia del Cross Media Publishing consiste nella ripetizione dello stesso messaggio su più mezzi, fino a diventare un percorso esperienziale. Ubiquità, articolazione dei temi e dei messaggi, frammentazione e ricomposizione della comunicazione permettono di costruire una “intimità” con il proprio pubblico. E in questo ambito il prodotto cartaceo può venir addirittura rivalutato.

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