Tutti pazzi per l'iPad/ Da News Corp ad Hachette, primi annunci degli editori che supporteranno iBook di Apple. E Mondadori...
Subito dopo la presentazione dell'iPad da parte di Apple, arrivano i primi annunci degli editori (nessuno, per ora) interessati alla piattaforma iBook, che la casa della mela ha annunciato contestualmente al suo tablet per la vendita di libri e altri contenuti digitali.
Fra quelli che offriranno le loro pubblicazioni in versione digitale nello store di Apple ci sono Penguin di Pearson, HarperCollins di News Corp, Hachette Book Group di Lagardere e Simon & Schuster MacMillan di Cbs Corp.
Nessuno di questi gruppi ha ancora discusso i termini dell'accordo con Apple, ma tutti hanno fatto sapere di sperare che l'iPad e iBooks possano lanciare gli e-reader sul mercato tradizionale e non solo fra i "tecnoentusiasti".
Secondo l'International Digital Publishing Forum, i ricavi all'ingrosso dalle vendite di e-book negli Usa sono quasi triplicati nel terzo trimestre del 2009, raggiungendi i 46,5 milioni di dollari rispetto ai 13,9 milioni dello stesso periodo del 2008.
E non è probabilmente casuale se, poche ore dopo l'evento che ha mostrato al mondo l'iPad, l'ammnistratore delegato della Mondadori, Maurizio Costa, ha detto che "sul tema dell'e-book siamo molto avanti" e nel 2011 "usciremo con alcune nostre proposte in un periodo ragionevole, perché pensiamo che ci sia un modo per rendere compatibile cartaceo e digitale, nell'interesse dei lettori, in quello degli autori e in quello delle case editrici".
Parlando a margine del convegno 'Giovani lettori, nuovi cittadini' a Firenze, Costa ha toccato anche la questione del pagamento dei contenuti online: "Di idee ce ne sono tante, bisogna vedere quali sono quelle buone" in "un sistema complesso" per motivi normativi e culturali. Quando si parla di Internet, dice l'a.d. Mondadori, "la logica dell'accesso gratuito e della disponibilità senza vincoli dell'informazione, dei contenuti, è un elemento culturalmente molto forte: ma è un rischio molto alto per chi fa il nostro mestiere, perché significa che se non c'è la possibilità di un copyright, non si capisce chi produrrà contenuti e per quale ragione - ha concluso Costa - se il modello economico non è sostenibile".



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