Editori PerlaFinanza, incontro rifiutato
Il Comitato di redazione di Editori PerlaFinanza ha chiesto nei giorni scorsi alla proprietà (di diritto o di fatto, e cioè al dottor Danilo Coppola) o a un suo legittimo rappresentante (l’avvocato Elsa Gentile, che in dicembre aveva assicurato piena e costante disponibilità) un incontro urgente entro ieri. L’incontro è stato rifiutato, come già ci era stato anticipato, nonostante ieri l’avvocato Gentile si trovasse a Milano, dove è riavviato il cantiere di Porta Vittoria, attività prevalente del gruppo Coppola rinfrancato dalla ristrutturazione del debito da 400 milioni di euro. Del resto, fa sapere il settimanale Milano Finanza, anche il Tribunale del riesame di Roma (il 14 dicembre) ha sancito che ora il dottor Danilo Coppola è solvibile e ha dissequestrato due auto di sua proprietà, una Ferrari F 140 e una Mercedes. In effetti proprio in quegli stessi giorni i legali del gruppo Coppola sostenevano, davanti al tribunale fallimentare di Milano, la solvibilità del gruppo e del socio unico di Editori PerlaFinanza Srl (allora) in liquidazione, la signora Francesca Garofalo, che «ha stanziato 350mila euro, con erogazione nel semestre di durata della procedura concordataria (…) al fine di consentire il regolare svolgimento dell’attività aziendale nel corso di tale semestre». E, «a dimostrazione della capacità di adempiere del socio unico», il ricorso per l’ammissione al Concordato preventivo ricorda che, la stessa «ha già versato all’Erario, nell’ambito di numerose procedure, concorsuali e non, tutte omologate, una somma complessiva eccedente euro 90 milioni»; e ulteriori 17 milioni di pagamenti sono previsti «da altri sette accordi di ristrutturazione dei debiti (…) in fase di omologazione». Il tribunale ha preteso ugualmente una fideiussione e bene ha fatto, visto che il liquidatore di Epf, dottor Aldo Bruno, ha confermato ieri al Cdr che «l’editore non ha apportato e non intende apportare liquidità», almeno per il momento: non per pagare i fornitori (già in arretrato nonostante ciò non dovrebbe essere possibile dopo la richiesta di ammissione alla procedura, e tanto più dopo la sua ammissibilità decretata il 28 dicembre); neppure per pagare le retribuzioni dei lavoratori - giornalisti, grafici, amministrativi - e persino dei colleghi della concessionaria Epf Comunicazione (controllata da Epf e formalmente in bonis) che non hanno ricevuto la retribuzione di dicembre 2011 (mese a partire dal quale l’editore ha sottoscritto due Contratti di solidarietà - uno dei quali sottoscritto anche dalla Federazione nazionale della stampa italiana e dall’Associazione lombarda giornalisti - entrambi finora non onorati dall’azienda). E nulla ritiene di versare, il socio unico, neppure per adempiere all’ordine impartito dal decreto di ammissione al concordato, di depositare «la somma di 60mila euro, presumibilmente necessaria per sostenere il 30% delle spese dell’intera procedura». Il liquidatore ci ha informati che, se ne disporrà, intende adempiere a tale impegno con la liquidità generata dall’attività editoriale e dalla raccolta pubblicitaria. Se tale liquidità fosse stata sufficiente per amministrare la società, Epf non sarebbe stata posta in liquidazione oltre un anno e mezzo fa e oggi non sarebbe stata necessaria la procedura concorsuale. Ma l’azionista unico, pur solvibile secondo quanto dichiara ai giudici, ritiene che Epf possa fronteggiare perfino le spese della procedura con i ricavi correnti. Sappiamo che i tempi e le priorità della procedura non coincidono con le esigenze quotidiane normalmente fronteggiate dai lavoratori con le retribuzioni, ma ci domandiamo - e ci permettiamo segnalarlo al commissario giudiziale, dottor Carlo Bianco, e ove necessario al giudice delegato dottoressa Irene Lupo - se Epf e il suo socio unico possano ancora essere considerati solvibili. (Abbiamo saputo che l’editore - com’è naturalmente suo diritto - intendeva replicare al comunicato del Cdr apparsa sabato 14 gennaio sul settimanale Borsa&Finanza, con un comunicato inviato all’agenzia Radiocor: forse tardivamente, perché non è stato trasmesso. Ci piacerebbe leggerlo. In tal caso, se il gruppo Coppola intende portare la vicenda Epf sugli altri mezzi di informazione - magari ben più grandi - e all’attenzione dell’opinione pubblica, ci invita a nozze: porremo domande davanti a un’audience più vasta, e finalmente potremo sapere perché fino a poche settimane fa l’editore e il liquidatore facevano di tutto perché Epf non fallisse e ora manifestano disinteresse e «rassegnazione» per questa eventualità.


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