Bufera sui Caso, giornali in manette. Così muore l'editoria cartacea. Speciale

Sabato, 24 aprile 2010 - 09:00:00

clandestino
LE REAZIONI

David Parenzo (direttore de Il Clandestino fino al gennaio '10): "Un pirla a fidarmi di lui, ma non sono l'unico"

Luigi Crespi (ex-socio de Il Clandestino) ad Affari: "Siamo stati vittime di una truffa"

Pierluigi Diaco ad Affari: "Non mi hanno pagato l'ultimo mese e il Tfr. Mediocri e inaffidabili"

L'editore Gian Gaetano Caso finisce nella bufera. E' lui l'uomo al centro dell'operazione "Capital Watering",  con la quale il Nucleo speciale di polizia valutaria della Gaurdia di finanza ha smontato il Gruppo Hopit.  

TRA LE ACCUSE FATTURE FALSE E TRUFFA AGGRAVATA - Tra le accuse, abusivismo bancario per oltre 200 milioni di euro, 9 milioni di euro di fatture false, 80 milioni di euro di fittizi aumenti di capitale sociale,e bancarotta fraudolenta per Hopit Spa, Net.Tel. Spa, Editoriale Dieci Srl e Segem Spa: tentata truffa aggravata nei confronti della Regione Abruzzo per l'ottenimento illecito di fondi pubblici, falsita', calunnia aggravata e resistenza a pubblico ufficiale per il patron del gruppo, suo figlio ed altri collaboratori e professionisti.

L'UNITA' E DIECI - Al Gruppo Hopit - spiegano le Fiamme gialle - sono riconducibili societa' editrici facenti capo a Gaetano Caso: tra queste il giornale sportivo "Dieci",  e la testata "Il Globo".

IL FALLIMENTO DE IL CLANDESTINO - Per Caso, l'arresto viene solo dopo una serie di fallimenti in campo editoriale. Dopo le esperienze dell'operazione Globo (primo esempio di giornale gratuito che non ha mai visto la luce) e del quotidiano sportivo Dieci, fallito dopo quattro mesi lasciando senza lavoro circa 35 giornalisti, più recentemente la famiglia Caso (Gian Gaetano il padre, Fabio il figlio) è stata protagonista, ancora una volta in negativo, dell'operazione Il Clandestino, il quotidiano messo in piedi con i fratelli Crespi (i sondaggisti Luigi e Ambrogio), partito a Roma il 24 novembre scorso e chiuso improvvisamente il 18 marzo dopo una furibonda lite con i soci, che pochi giorni prima della chiusura avevano disconosciuto l'operazione.

IL CAMPANILE - Durante il periodo di uscita del quotidiano Fabio Caso aveva anche assunto il controllo della Cooperativa Il Campanile, che prima editava il giornale di Clemente Mastella, dentro cui aveva provveduto a infilare il Clandestino per poter così accedere ai contributi pubblici.

I PERIODICI - Ma l'ultimo botto dei Caso come editori risale al 1° aprile 2010 quando il Tribunale di Roma ha decretato il fallimento della Giornali e Associati Spa, la società presieduta dallo stesso Fabio Caso (che è anche amministratore delegato) che editava due settimanali, Di Tutto e Tutto In, e tre mensili, La mia casa, Buona cucina e Top salute, nominando come curatore fallimentare il dott. Lucio Francario, con studio in via Gramsci 34 a Roma. Questi periodici già non uscivano in edicola da alcune settimane, ma erano entrati in difficoltà a partire da ottobre 2009 (nonostante i due settimanali fino a settembre avessero venduto complessivamente quasi 200 mila copie a numero), quando la Giornali e Associati non era più stata in grado di ottenere forniture costanti di carta e di trovare stampatori disposti a lavorare per suo conto.

I CONTRASTI CON L'ASSOC. LOMBARDA GIORNALISTI - In realtà i Caso avevano tentato di superare il problema acquisendo il controllo della Ponti ditoriale Spa, tipografia con sede a Città di Castello, ma non sono mai stati in grado di farla funzionare regolarmente e dopo lunghi periodi di cassa integrazione, di recente hanno licenziato gli oltre 80 dipendenti, mentre l'Asl locale ha posto i sigilli allo stabilimento per assenza totale di misure di sicurezza. Il fallimento della Giornali e Associati è stato deliberato su istanza di uno dei numerosi stampatori che non è stato pagato. I dipendenti hanno preso contatto con l'Associazione Lombarda Giornalisti per intraprendere qualsiasi azione tesa a fermare questi editori che finora sul loro cammino hanno lasciato solo cadaveri e hanno appreso che le testate periodiche in capo alla Giornali e Associati erano state sfilate dalla società poche settimane prima del fallimento.

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