Ecommerce/ La crisi frena la crescita: è la prima volta dal 1999. Vola l'abbigliamento, in calo il turismo
| Internet/ Trenta milioni di italiani fra gli 11 e i 74 anni sono in Rete, cresce del 45% l'accesso al web da cellulari e PDA. I dati Audiweb |
Il valore aggregato è peraltro il risultato di dinamiche molto diverse tra i singoli operatori: oltre il 60% dei player analizzati ha dichiarato un fatturato in crescita nel 2009 e ben due terzi di questi con tassi superiori al 20%; solo un operatore su cinque presenta un fatturato in calo e solo nel 4% dei casi la riduzione è maggiore del 20%.
![]() L'andamento del mercato delle vendite online |
Disaggregando a livello di macro-aree, le vendite di prodotti B2C - informatica ed elettronica di consumo, libri, abbigliamento, alimentari - aumenteranno del 17% circa superando gli 1,1 miliardi di euro, mentre le vendite dei principali servizi - biglietti, viaggi, assicurazioni - chiuderanno il 2009 a circa 3,5 miliardi di euro, in calo del 2%. Positivo, sia per i prodotti che per i servizi, è l'andamento del numero di ordini evasi che cresce del 20% e del 10% circa, rispettivamente, mentre si riduce del 10% lo scontrino medio nei servizi. Luci e ombre sull'insieme dei settori minori, in calo complessivamente del 4% circa rispetto al 2008: vi sono comparti con andamenti positivi (ad esempio il made in Italy, le ricariche telefoniche, il ticketing) e altri che fanno registrare una flessione (ad esempio le vendite nel canale consumer to consumer). Se si analizzano più puntualmente l'andamento delle vendite all'interno dei principali comparti merceologici, quello con il tasso di crescita più elevato è l'Abbigliamento con un +42% rispetto al 2008.
"Nonostante la sostanziale stabilità del mercato eCommerce - commenta Alessandro Perego, responsabile scientifico dell'Osservatorio eCommerce B2c di Netcomm e School of Management del Politecnico di Milano - nel 2009 verranno evasi oltre 21 milioni di ordini, il 13% in più rispetto al 2008. L'incremento è significativo in tutti i principali comparti, anche se vi sono sostanziali differenze - si va dal +50% fatto registrare dall'Abbigliamento, al +17% dell'Editoria, musica ed audiovisivi, al 10% del Turismo e al 5% nell'Informatica ed elettronica di consumo. Nel complesso questo dato dimostra comunque una crescente propensione e abitudine da parte del consumatore italiano all'utilizzo del canale online. Si riduce, però, lo scontrino medio, da circa 240 a 215 euro nel 2009, a dimostrazione di una maggiore attenzione ai prezzi da parte di venditori e acquirenti. La riduzione è assai limitata nei comparti di prodotto (-1%) e molto significativa nel Turismo, da 300 a 250 euro circa. La spesa media annuale online di un web shopper italiano, non lontana dagli 800 euro, è inferiore del 15% circa alla media europea (940 euro) e molto al di sotto del valore registrato in UK (1350 euro). I web shopper in Italia, 8 milioni circa pari al 19% degli internet User, sono ancora in numero molto contenuto se paragonati a quelli di Francia (19 milioni pari al 54% degli utenti internet), UK (28 milioni pari a oltre il 70% di utenti internet) e Germania (33 milioni, poco più del 60% degli utenti internet)".
Secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, "è sull'internazionalizzazione che si gioca la sfida del sistema industriale e produttivo del nostro Paese, nella capacità di fare della qualità che ci contraddistingue sui mercati esteri la leva verso il successo del nostro sistema imprenditoriale. La qualità nella commercializzazione dei beni e servizi e infine nella capacità di comunicare i valori del nostro Paese, si traduce in aumento delle esportazioni e in opportunità di crescita e occupazione nel sistema economico. Il dato registrato quest'anno dalla Moda è segnale inequivocabile che va a confermare la strategicità dell'ecommerce per valorizzare la nostra produzione nel mondo. Questo vale nel turismo così come nella moda e in tutti gli altri campi più propri del made in Italy. Solo che il ritardo italiano contribuisce a far perdere di competitività alle nostre imprese e comporta che si importino via web più merci (1.700 miliardi di euro) di quelle che si esportano (1.000 miliardi di euro). Questo saldo negativo di 700 milioni pesa sulla competitività, aggravando un ritardo che è sia infrastrutturale sia culturale. Le evidenze dimostrano una diretta correlazione tra diffusione della banda larga e sviluppo del commercio elettronico e tra questo e competitività del sistema Paese. Ecco perché serve che in tema di banda larga venga accolto l'invito formulato dal ministro Claudio Scajola di sbloccare i fondi del CIPE previsti dal Governo".
(Segue - I dati del rapporto sull'ecommerce)



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