Digital finance/ Gli italiani combattono la crisi tutelado i propri risparmi sul web: boom dell'informazione finanziaria online
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Secondo i dati del rapporto DigitalFinance, realizzato da Nielsen Online e CommStrategy, a dicembre 2008 gli italiani che usano internet per il Finance sono infatti uno su cinque, cioè 12 milioni in un mese, e quasi la metà (5,3 milioni) si informa su testate online specializzate, sulle sezioni verticali dei portali o sulle pagine economiche dei principali quotidiani.
Il 60% degli interessati alle tematiche finanziarie si rivolge poi ai siti delle principali banche: circa 2 milioni per cercare informazioni sulle nuove condizioni dei conti, quasi 4 milioni per controllare “in tempo reale” gli effetti della crisi sulla propria posizione e poco meno di 2 milioni per muovere direttamente online i propri risparmi.
Insomma, il periodo di incertezza frena i consumi ma sviluppa la domanda di informazione: il precipitare dei tassi di interesse spinge i risparmiatori a dedicare tempo alla ricerca di impieghi per le proprie disponibilità, garantiti e al riparo almeno dall’inflazione.
Il mercato dei risparmiatori è diviso: una parte maggioritaria (4,7 milioni di cui 3,7 clienti online) si è indirizzata verso le banche tradizionali, dotate di una presenza fisica e ben visibile sul territorio, una parte minoritaria (1,25 milioni di cui 800 mila clienti online) ha preferito le banche dirette, con accesso prevalente dal web, mentre un segmento “ibrido” ha dato attenzione ad entrambe le proposizioni di offerta (1,5 milioni di cui 565 mila clienti online).
Le banche tradizionali già in ottobre avevano scelto un profilo comunicazionale di estrema prudenza e anche in chiusura di anno non hanno impiegato il sito come luogo di scambio relazionale per mantenere un filo diretto con i propri clienti, attuali o potenziali, preoccupati per l’impatto della crisi. In questo modo hanno lasciato il campo a Bancoposta, che ha ottenuto ottime performance in dicembre grazie a tre fattori: la dichiarazione di massima tutela pubblica sui depositi, la promozione di un servizio low-cost per l’utilizzo prevalente online (bancopostaclick) e la stagionalità degli strumenti di pagamento offerti (postepay e bollettino, per le spese di travel e di e-commerce).
Al contrario, la scelta delle banche dirette è stata quella di dare il massimo risalto alle rapide modifiche nelle condizioni di offerta conseguenti ai ribassi dei tassi, in linea con la proposizione di trasparenza e semplicità che le caratterizza dalla loro nascita. Ing Direct in particolare ha realizzato già ad ottobre importanti investimenti in comunicazione, in risposta alle ansie dei titolari del conto di deposito, contestualmente presentando una nuova offerta di servizi banking a costo zero: se i rendimenti si riducono, il risparmio possibile è nelle spese di gestione. Sulla stessa linea l’ultima entrata nelle banche dirette, Che banca!, ha ottenuto una discreta quota di attenzione, differenziandosi dai concorrenti non solo nel tono della comunicazione (de-problematizzante) ma anche nelle modalità di offerta, che prevedono il pagamento anticipato degli interessi sul denaro depositato.



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