E Marina Berlusconi fece lo shampoo a De Bortoli

Venerdì, 11 settembre 2009 - 13:24:00

L'ha fatta proprio grossa Ferruccio De Bortoli, aprendo il giornale di giovedì con i verbali dell'imprenditore barese Tarantini. Aria fritta, l'ha definita Vittorio Feltri. E in effetti non c'era nulla di nuovo, se non qualche nome di nuove veline (che peraltro hanno smentito o ridimensionato). Tanto che oggi il più importante quotidiano italiano ha dovuto riparare in fretta, dando l'apertura a un'arrabbiatissima Marina Berlusconi, che ha tolto con una sua lunga e piccatissima intervista addirittura lo scettro della prima pagina a Gianfranco Fini, confinato in tre colonne a sinistra. E la Presidente della Mondadori non gliel'ha mandata a dire al direttore del Corriere.

"Mi pare che certa stampa faccia finta di dimenticare che la libertà non è un suo privilegio esclusivo, ma un diritto di tutti", osserva pungente. E poi diretta all'intervistatore, il vice di De Bortoli Daniele Manca: "La domanda la faccio io a lei: non crede si sia superato il limite?". Imbarazzo di Manca, che cerca una exit strategy, ma ammette: "a giudicare dalla confusione qualcosa è successo". Per poi tentare di chiamare fuori il Corriere dalla campagna di Repubblica: "Ma per quello che ci riguarda abbiamo sempre e solo usato, anche per le ultime carte da Bari, il metro della professionalità, dell'equilibrio e della pubblicazione delle notizie, fatti e documenti".

Ma Marina lo travolge:"Non sono assolutamente d'accordo. Quei documenti in base alla legge non erano pubblicabili. E comunque al loro interno non c'è nulla che abbia il benchè minimo rilievo penale. Il dramma è che in quest'aria irrespirabile si tende a non fare più distinzioni, a considerare ammissibile quello che è o dovrebbe rimanere inammissibile".

Marina ha ragione. Berlusconi non è indagato. Anzi il procuratore della Repubblica di Bari ha affermato che "nei suoi comportamenti non c'è nulla di penalmente rilevante". Dal punto di vista giudiziario, dunque, il caso Berlusconi è stato chiuso dal massimo rappresentante dell'accusa. Sono i giornali dunque che inzuppano il biscotto nelle carte. Come ha fatto Repubblica sin dall'inizio e come, in modo discontinuo e incoerente, fa talvolta anche il Corriere, che oscilla tra l'uso del ventilatore che sparge melma e la linea di un più prudente chiudiamola lì con i miasmi e le puttanate, occupiamoci della cose serie, la crisi economica, il Paese, la politica con la p maiuscola.

Ma quando a via Solferino prevale il primo corno del dilemma, tocca poi rimediare, stravolgendo il menabò del giornale e dando la parola oltre che a Marina anche a Marcello Dell'Utri. Il quale smonta come ennesime montature le iniziative della magistratura siciliana che, ricicciando storie di vent'anni fa e nuovi e vecchi pentiti, vuole riaprire inchieste e filoni già archiviati, su vecchi fatti di mafia, per rilanciare al Cavaliere e ai suoi uomini le antiche e mai provate accuse di collusione con l'onorata società. Titolo a sei colonne: "Dell'Utri: sdegnato, cercano fantasmi. Puntano a me per colpire il Cavaliere".

Il bastone e la carota, insomma.Per un Corriere che stretto nello scontro a colpi di accuse e carte segrete tra Corriere e Repubblica, ha paura di finire, con il suo terzismo cerchiobottista e senza la capacità diabolica di Paolo Mieli di fare da playmaker, nell'irrilevanza e nella marginalità politica ed editoriale.

All'interno di una Rcs che ha i conti messi malissimo e delude molto i soci."Il Corriere? Noi non contiamo niente", allarga le braccia con Affaritaliani.it Fausto Rapisarda, il braccio destro storico di Salvatore Ligresti, azionista del Corriere vicino al centrodestra grazie al legame storico con Ignazio La Russa. In visita al negozio di Gilli, in via della Spiga, il prestigioso punto vendita della fascinosissima secondogenita dell'Ingegnere Giulia Maria, l'Avvocato, come lo chiamano nel gruppo, confida che il vertice aziendale di Fondiaria-Sai è molto pentito dell'investimento in Rcs, avvenuto prima della crisi e oggi fortemente svalutatosi in borsa.

E lamenta che con queste perdite di gestione gli azionisti devono metter mano pesantemente al portafoglio per ripianare i buchi. Né è facile disimpegnarsi e magari uscire. "Non si vedono grandi miglioramenti all'orizzonte", sussurra Rapisarda. "Nonostante il ritorno di De Bortoli...?". "Ma quale De Bortoli? Altro che De Bortoli", si stringe nelle spalle il simpatico e tradizionalmente schietto manager assicurativo.

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