Enzo Mazza (Fimi): "Nonostante la crisi, la musica digitale cresce del 36%"

Sabato, 10 ottobre 2009 - 15:30:00

Enzo Mazza
Enzo Mazza,
presidente Fimi

Calo delle vendite nel settore musica causato da peer-to-peer, pirateria digitale e download illegali? Sembra proprio di no: Enzo Mazza, presidente di Fimi (associazione, aderente a Confindustria, che rappresenta le maggiori imprese del settore discografico attive in Italia), sceglie Affaritaliani.it per rivelare in anteprima i dati più che ottimistici relativi al mercato della musica digitale.

I risultati delle ultime ricerche nel settore si riferiscono al primo semestre 2009 e sono stati presentati in occasione della terza edizione del Digital Music Forum di Milano, appuntamento promosso proprio da Fimi . 

Le indagini di mercato confermano l'andamento positivo riscontrato, nonostante la crisi, già nei primi mesi dell'anno: c'è un crescita complessiva del settore della musica digitale del 36%, pari a circa 10 milioni di euro di fatturato. "E' solo una piccola parte dell'intero mercato - commenta Mazza ad Affari - visto che è poco più del 10% di tutta l'industria discografica. Mentre le vendite di supporti fisici continuano la loro inesorabile discesa, però, il digitale vede crescere il suo giro d'affari". 

La fetta più consistente del fatturato è quella che proviene dal dowload da internet e fa segnare un +21%. Interessante notare come la vendita dei singoli brani (+21%), nonostante rappresenti ancora il settore con i ricavi maggiori, sia cresciuta meno rispetto a quella degli interi album (+31%). "E' indice che il mercato è ormai maturo - spiega Mazza - e che si sta assistendo alla definitiva consacrazione dei negozi online come negozi di dischi e non di canzoni". 

Cala invece il download che passa dalle reti di telefonia mobile. "Ce lo aspettavamo: è crollata la vendita delle suonerie, internet è ormai un mercato maturo e la tecnologia ormai permette di connettersi al web tramite cellulare. Aumentano le persone che si collegano ad iTunes direttamente da iPhone. E questi accessi vengono considerati nel fatturato derivante dal download da internet".

Dato interessante, su cui il presidente di Fimi riflette, è che in media in Italia il 34% degli utilizzatori di internet spende il proprio tempo online per guardare video musicali, contro meno del 31% degli utenti dell'intera Europa e l'appena 17% di quelli statunitensi. Il tutto, mentre si registra una forte crescita della social music (quella cioè condivisa su Facebook, blog, MySpace e quant'altro) e della visualizzazione su internet di contenuti legati a cantanti. E non solo: un'indagine recente rivela che il 73% dello streaming di YouTube è legato a video musicali delle major discografiche.

Sembrerebbe la fine delle polemiche sulla piraterie, ma non è così: "Il peer-to-peer rappresenta ancora il 23% di tutte le attività in rete - conferma Enzo Mazza - Però il dato confortante è che la percentuale è rimasta sostanzialmente stabile. Anzi, è in leggero calo".

Il download illegale ha comunque influito in qualche modo nella crescita della musica su internet? "Non direi: ha sicuramente avuto in impatto immediato sulle vendite di dischi, ma il problema è stato piuttosto nel ritardo di un'offerta alternativa e legale. Adesso, in un mercato maturo - conclude Mazza -  bisogna capire come andare incontro ad un'utenza che è cresciuta nella convinzione che tutto debba essere free. Si sta pensando di introdurre una tariffa da pagare direttamente con la bolletta dell'intenet provider. Non una tassa, piuttosto un'abbonamento illimitato e opzionale che permetta di pagare i contenuti attraverso gli operatori che forniscono la connessione".

di Clarissa Gigante

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