Current Tv/ Il network di Al Gore taglia 80 dipendenti e si trasforma in canale tradizionale: tramonta il modello degli "user generated content"

Venerdì, 13 novembre 2009 - 18:17:00

Current Tv dà il via alla cura dimagrante: il canale "social" di Al Gore, inaugurato nel 2005 con lo scopo di portare in tv i concetti del web 2.0 e del "citizen journalism", taglia il 25% dei dipendenti (80 persone) nella sede di San Francisco e si trasforma in un network tradizionale, con una palinsesto tradizionale basato su programmi "classici", della durata di 30 minuti o un'ora, al posto dei videoclip da pochi minuti in "stile YouTube". Il motivo? I filmati brevi, prodotti dalla redazione o dagli stessi utenti, non fidelizzavano il pubblico e non attiravano gli investitori pubblicitari, vista anche la difficoltà di inserire gli spot in pochi minuti di trasmissione.


Al Gore
Dunque non ha funzionato lo "strano miscuglio" fra informazione tradizionale, fatta da giornalisti dotati di competenze specifiche, e citizen journalism, ovvero il giornalismo fatto "dal basso", dagli spettatori che inviavano i loro contributi alla redazione. La nuova impostazione di Current Tv, voluta dal neoamministratore delegato Mark Rosenthal, torna al modello del giornalismo "top down", in cui sono di nuovo distinti in ruoli fra chi l'informazione la produce, cercando e selezionando le notizie con professionalità e responsabilità, e chi ne fruisce, senza per questo rinunciare all'interattività e alle grandi potenzialità offerte da internet e dalle nuove tecnologie per avvicinare i lettori/spettatori ai giornalisti.

Si ridimensiona decisamente, quindi, la "moda" dei prodotti editoriali basati sugli "user generated content", quelli che schiere di consulenti e guru dell'hi-tech suggerivano negli ultimi anni agli editori di portali e giornali online (e non solo online). Perché l'inversione di tendenza voluta da Al Gore per Current Tv sta coinvolgendo anche il web, dove gli utenti stanno sempre più selezionando i contenuti di informazione da quelli generici. Non che i contenuti generati dagli utenti non trovino più spazio, anzi: piattaforme come YouTube e simili sono sempre più affollate di contributi video uploadati dai navigatori. Un conto, tuttavia, è proporre contenuti editoriali selezionati e proposti gerarchicamente secondo valutazioni giornalistiche basate sulle classiche "cinque W" (who, what, why when, where, ovvero chi, cosa, perché, quando e dove), un conto è "buttare online" qualunque cosa senza alcuna valutazione sulla rilevanza, veridicità o eticità di ciò che viene messo in Rete.

Questo ovviamente non esclude affatto che nell'universo dei blog, di YouTube, dei social network e in generale degli "UGC" si possano trovare notizie e spunti di grande valore giornalistico; il punto è che serve qualcuno in possesso degli strumenti per valutarli, eventualmente approfondirli e riproporli in una logica gerarchica, trasformando un generico "contenuto" in una "notizia". E qui si torna all'antica discussione sulla responsabilità e sulla libertà dei giornalisti: ma è proprio qui che torna protagonista in concetto "internettiano" dell'interattività e dell'intervento diretto degli utenti, che grazie agli strumenti messi a disposizione dalla Rete (forum, chat, social network...) possono e potranno sempre "dire la loro", ben più che in tv o sui giornali cartacei. Perché, su internet, il lettore è il "cane da guardia" del giornalista.

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