Corriere della Sera/ E' rottura fra redazione e de Bortoli. Il Cdr: "Pressioni ricattatorie e mobbing sui giornalisti"
| Rottura in via Solferino/ Abruzzo: "De Bortoli getta la maschera, tratta i redattori come birilli" |
Fra le accuse che i giornalisti rivolgono a direttore e azienda, l'abolizione delle auto di servizio con autista che consentiva di arrivare "prima della concorrenza" sul luogo di un fatto di cronaca. Autisti, sottolinea ancora il Cdr, che sia Milano sia a Roma "restano a esclusiva disposizione della direzione per i suoi spostamenti". Quindi per convegni, cene e incontri di rappresentanza.
Insomma, un poco signorile scambio di accuse che sembra scavare un solco incolmabile fra de Bortoli e i suoi giornalisti, ormai impegnati puntare il dito reciprocamente contro i rispettivi privilegi (o presunti tali). Difficile pensare, a questo punto, che de Bortoli possa rimanere ancora a lungo alla direzione del Corsera. E infatti nei corridoi di via Solferino circolano sempre più insistenti le voci secondo le quali i vertici di Rcs starebbero cercando un sostituto, unica speranza per una ricomposizione della frattura fra azienda e redazione.
Questo il comunicato sindacale del Cdr del Corriere della Sera:
Cari lettori, riteniamo doveroso informarvi che da oggi i giornalisti del Corriere della Sera sono in stato di agitazione, e spiegarvene i motivi. Dalla fine di settembre la redazione, tramite i suoi rappresentanti sindacali, è impegnata in un serrato confronto con Direzione e Azienda: sia su temi attinenti le modalità di lavoro (in particolare la multimedialità); sia su principi e tutele che garantiscono l’indipendenza dei giornalisti e, di conseguenza, dell’informazione che ogni giorno vi viene presentata. L’ingiustificato attentato a questi principi di garanzia, perpetrato dalla Direzione e dall’Azienda, ha provocato due giorni di sciopero nel mese di ottobre. In seguito le trattative sono riprese. Ma, mentre l’organismo sindacale (il Cdr) tentava una negoziazione, le altre parti sono restate graniticamente ferme alle posizioni iniziali, minacciando anche di tagliare importanti componenti retributive qualora la redazione non avesse accettato l’abolizione di fondamentali tutele di libertà e la discriminazione contrattuale dei futuri nuovi assunti. Materie che la Direzione ha ripresentato intatte ancora una volta ieri, mascherandole dietro un testo «di mediazione» che però si è subito rivelato da prendere o lasciare nella sua interezza.
Il Cdr, rifiutando di aderire a pressioni ricattatorie e a ipotesi penalizzanti per il futuro del giornale e per la sua qualità e libertà, denuncia quanto segue: 1. Perseguendo solo obiettivi come quello di una mobilità selvaggia per i giornalisti (declinabile come ovvio strumento di mobbing) e quello di una discriminazione retributiva e normativa dei futuri nuovi assunti, l'attuale management di Rcs Quotidiani si sta assumendo la responsabilità di abbandonare un tavolo di trattativa che avrebbe dovuto avere al suo centro lo sviluppo, anche multimediale, del Corriere della Sera. 2. Perseguendo gli stessi obiettivi, la Direzione abdica al suo ruolo di primus inter pares e di garante della redazione, e all’unisono con l’Azienda interrompe improvvisamente persino un tavolo al quale si stava lavorando in modo costruttivo e produttivo per migliorare il giornale. 3. La Direzione, che si pone all’esterno come protettrice dei «giovani» , in realtà — anche travalicando il terreno delle proprie prerogative — si erge a difesa della prospettiva aziendale di assumere nuovi redattori solo con contratti di grande sfavore rispetto ai giornalisti in forza oggi. 4. La Direzione ha ingiustificatamente etichettato come «privilegiati» i suoi giornalisti, che da un anno e mezzo affrontano con grandi sacrifici economici e lavorativi uno stato di crisi del quale non sono in alcun modo responsabili. Questo mentre ha accettato l’abolizione di strumenti di lavoro utili al giornale come le automobili di servizio per degradarle a status symbol. I giornalisti del Corriere non hanno più a disposizione autisti per arrivare prima della concorrenza sul luogo di un delitto o un fatto di cronaca improvviso, come la forza e il prestigio del Corriere richiederebbero. Invece sia nella sede di Milano sia di Roma un buon numero di autisti (anche se non utilizzati) restano a esclusiva disposizione della Direzione per i suoi spostamenti. Il Cdr, respingendo anche i ricatti economici mossi da Azienda e Direzione, ribadisce il proprio impegno per la difesa di principi di indipendenza e di uguaglianza che garantiscono la libertà dell’informazione del Corriere della Sera, con la convinzione di affrontare una battaglia anche per l'intera categoria. Allo stesso tempo, il Cdr fa ancora una volta appello al senso di responsabilità di Direzione e Azienda, perché abbandonino atteggiamenti ideologici o puramente contabili che nulla hanno a che vedere con la salute, l’etica e la qualità del Corriere; e perché tornino invece a un sano percorso di negoziazione centrato soltanto sul bene del Corriere e sul suo sviluppo.
Il Comitato di Redazione del Corriere della Sera
(Paola D’Amico, Daria Gorodisky, Andrea Nicastro, Mario Pappagallo, Maria Rosaria Spadaccino)



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