La comunicazione politica nell'era di internet/ Nel nuovo libro di Francesco Pira, ecco come i politici italiani (non) comunicano con il web

Il 22% degli americani adulti che sono online (3 adulti su 4) è stato coinvolto nella campagna politica del 2010 di midterm dai social network. Anche in Italia la politica subisce il fascino della Rete, peccato però che non la utilizzi per come dovrebbe essere usata.
Ora “La net Comunicazione Politica” viene analizzata nell'omonimo libro scritto dal sociologo Francesco Pira (storica firma di Affaritaliani.it) edito da Franco Angeli nella Collana di Scienze della Comunicazione, diretta dai professori Marino Livolsi e Mario Morcellini.
Il libro sarà presentato a Roma, alla Camera dei Deputati (Sala Mappamondo) alle ore 15 di lunedì 30 gennaio 2012. Introdurrà il presidente della Camera Gianfranco Fini e inteverranno Antonio Palmieri, deputato PdL e Responsabile Internet del Popolo della Libertà, Paolo Gentiloni, deputato Pd e responsabile comunicazione del partito, nonché ex ministro delle Telecomunicazioni, Antonello Canzano, docente di Sociologia Politica dell'Università "D'Annunzio"; modererà i lavori Riccardo Luna, ex direttore di Wired.
Già il sottotitolo da una prima risposta sul contenuto: “Partiti, movimenti, cittadini-elettori nell’era dei social network”. Nel nostro Paese i social network sono utilizzati dal 58% dei politici italiani e in prevalenza da giovani politici under 30. Sottolinea l’autore: “Se i social network sembrano essere più graditi ai nostri politici tanto che un parlamentare su tre è presente su Facebook, il modo con il quale si relazionano o per meglio dire non si relazionano resta il punto centrale”.
Secondo Francesco Pira, “a tutti i livelli, politica locale, regionale, nazionale, la Rete vive come strumento di supporto al marketing elettorale, ma non svolge quel ruolo che sarebbe il suo naturale, per la costruzione della partecipazione, discussione e rafforzamento, del consenso nel tempo. Per la nostra politica è difficile pensare di entrare nella logica della comunicazione in rete, dove non si è più fonte (soprattutto per i giornalisti) ma uno dei nodi”.
E mentre negli Stati Uniti i dati della ricerca Pew Internet rileva come l’11% ha scoperto sui social network per chi avevano votato gli amici, il 9% ha ricevuto informazioni sul candidato o sulla campagna elettorale che interessava, il 7% è diventato amico di un candidato ed il 7% si è unito ad un gruppo politico e l’1% ha usato Twitter per seguire i risultati elettorali in Italia siamo lontani da questi numeri.
Oltre il 60% dei deputati e senatori (secondo le ricerca esaminate nel libro) hanno attivato uno strumento di comunicazione on line. Tra i sindaci il 62%. Ma i dati non devono farci illudere, secondo Pira: “la politica italiana non ha fatto propri i nuovi strumenti e modelli relazionali. Sono ancora tante le ombre”.
E anche il Regno Unito ha compreso l’importanza dei social network durante le ultime elezioni nazionali del 2010. Tanto che la Commissione elettorale ha deciso di non affidarsi solo ai soliti depliant e alle cassette della posta lanciando un messaggio su Facebbok ai ventitre milioni di utenti britannici invitandoli a non disertare le urne. E lo stesso Presidente Usa Barack Obama per lanciare la sua candidatura per le Presidenziali 2012 ha scelto ancora una volta il messaggio senza mediazioni, inviando ai suoi sostenitori che si erano registrati nella campagna elettorale scorsa un video via sms e e-mail in pieno stile viral marketing.
Ma nelle conclusioni l’autore spiega quale è lo scenario attuale e quello possibile. Per Pira, “la Rete non attira la politica ma piuttosto l’antipolitica. Il rapporto di leader e partiti con il web, al momento, è quello di un gioco che non determina con certezza consensi. E quindi l’intero eventuale utilizzo va discusso, ri-discusso, capito e ponderato.
Come in quel vecchio film della commedia italiana “Tenente pigliamocela con comodo”, i politici italiani e i loro collaboratori muovono timidi passi, perché l’Italia non è l’America e perché nonostante gli italiani connessi su Facebook siano 20 milioni, di cui molti under 18, e quelli che utilizzano la rete, appena la metà della popolazione. Quindi conta di più la televisione, incidono maggiormente i giornali sull’opinione pubblica, è opportuno fare un lavoro sulle radio.
In pochi hanno compreso che i social network sono utili se fanno parte di una comunicazione integrata e quindi sono parte importante della strategia, al pari di altri mezzi. Ma soprattutto è necessario ritrovare l’etica della politica, uscire dalle logiche della politica scandalistica, dal linguaggio populista per approdare ad un modello comunicativo relazionale, nel quale ai messaggi siano consequenziali gli atti. Certamente il tutto organizzato all’interno di una strategia comunicativa ben progettata”.


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