Smettiamo di dare soldi alle mummie di carta
di Giuseppe Morello
In un momento di stretta sui conti pubblici, si nota ancora di più lo sperpero del finanziamento pubblico ai giornali. Il sottosegretario Paolo Bonaiuti, ha detto che quest’anno ci potrebbe essere un taglio di una decina di milioni ai finanziamenti diretti, che passerebbero da 180 a 170 mln. Chiamarlo taglio è improprio, trattandosi di una spuntatina come quelle del barbiere per sistemare basette e peli dietro la nuca, tanto più che da tempo diciamo che è l’idea stessa del finanziamento pubblico alla stampa ad essere totalmente anacronistica (e c’è anche chi, sprezzante del ridicolo come Merlo del Pd, dice no ai tagli).
La torta sottratta alle finanze pubbliche è più ampia: non ci sono infatti solo le elargizioni dirette, ma un fiume di denaro che arriva a tutti (non ai giornali online), siano essi cooperative o società quotate in Borsa, giornali di partito o organi di movimenti politici inesistenti, sotto forma di agevolazioni postali (228 mln nel 2008) o di credito di imposta sulla carta, o di aiuti sulle bollette, che portano oltre 20 milioni all’anno nelle casse di Rcs, Mondadori, Repubblica, e con cifre calanti a tutti gli altri. Uno scandalo sopportabile quando si tratta di piccoli giornali di qualità, come il Foglio e Il Manifesto, ma inaccettabile nel caso dei grandi gruppi.
E mentre lo Stato finanzia generosamente giornali che vendono sempre meno, la ricerca del Censis di cui parliamo sul nostro giornale segnala la crescita impetuosa dell’online e degli italiani che si informano in rete. Sembra di guardare due foto di epoche lontanissime: quella ingiallita di una carta stampata che arranca e sopravvive solo grazie alle regalie di Stato come fossimo ai tempi dell’Iri; e quella di un mondo leggero, libero e veloce che cresce senza aiuti pubblici. Viviamo nel futuro ma continuiamo a finanziare il passato.



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