Vita e i suoi sponsor/ La replica di Chiquita - Riceviamo e pubblichiamo

Giovedì, 19 febbraio 2009 - 13:09:00

Gentile dr. Angelo Maria Perrino,

abbiamo preso visione dell’articolo: “Contraddizioni/ Vita, magazine di riferimento del non profit, sponsorizzato da aziende ben poco "responsabili" a firma di Gaetano Farina e pubblicato su Affari Italiani online il 18 Febbraio 2009 alle 17.14.

Desideriamo fare chiarezza in merito ai passaggi che riguardano Chiquita e lo facciamo rivolgendoci direttamente a lei in quando direttore responsabile della testata, ma anche perché il pezzo è disabilitato ai commenti in rete. “Il marchio Chiquita, così innocente all’apparenza, ma accusato di aver fatto assassinare vari sindacalisti colombiani”.

In Colombia, in merito ai pagamenti effettuati a FARC e AUC, la posizione di Chiquita è molto chiara.  I pagamenti avevano un'unica finalità: proteggere le vite dei nostri lavoratori, sindacalisti compresi, in un momento di grande violenza e di totale assenza di regole in quel Paese, quando accadeva che i dipendenti delle nostre aziende agricole, rischiavano ogni giorno di essere rapiti e assassinati. E non mancano i casi come: il massacro nel 1995, di 28 lavoratori di Chiquita, colpiti con un agguato al loro autobus mentre tornavano a casa; e l’assassinio nel 1998, di altri due nostri lavoratori in una piantagione, mentre i loro colleghi venivano costretti a guardare.  Freddy Rendon, un ex capo paramilitare colombiano, ha recentemente raccontato ai giornalisti che “non è un segreto per nessuno il fatto che gli uomini d’affari delle banane” venivano sottoposti ad estorsioni dai gruppi di paramilitari.

Come molte altre aziende attive in Colombia, siamo stati l’obiettivo di ricatti brutali e quanto mai efficaci e nel momento in cui i pagamenti alle forze paramilitari sono stati ufficialmente dichiarati fuori legge negli Stati Uniti, abbiamo immediatamente informato il Dipartimento di Giustizia del dilemma che affrontavamo. Per quanto a nostra conoscenza, siamo ancora l’unica multinazionale che lo ha fatto.   Nel giugno 2004, un anno dopo l’autodenuncia, abbiamo venduto, con una perdita finanziaria rilevante, la nostra divisione in Colombia. Al momento della vendita è stato siglato un accordo con IUF e SINTRAINAGRO (il sindacato locale) per assicurarci che i nostri contratti collettivi di lavoro e le certificazioni sociali e ambientali - Sa8000, Rainforest Alliance e Global GAP - fossero rispettati e mantenuti dai nuovi proprietari.

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