Caltagirone/ Cala la notte su Il Mattino

Venerdì, 27 marzo 2009 - 11:35:00

di Leo Sansone
Aprileonline

L'editore lo definisce "un piano di riorganizzazione in presenza di crisi". In realtà Francesco Gaetano Caltagirone ha deciso lo smantellamento de Il Mattino, il giornale storico di Napoli, il quotidiano più importante del Mezzogiorno.

Vediamo poche cifre. Sono previsti ben 37 esuberi fra i giornalisti (25 pensionamenti e prepensionamenti più il taglio di 5 contratti a tempo determinato, 2 corrispondenti e 5 collaboratori fissi) su un organico di 110 persone (erano 160 fino al 1994).
Non solo. Verranno accorpate la maggior parte dei servizi (tipo gli esteri con gli interni), chiuderà i battenti la redazione romana, cesseranno di esistere gli uffici di corrispondenza di Milano e di Reggio Calabria. E ancora: sarà cancellata l'informazione politico-parlamentare che verrà appaltata ai giornalisti de Il Messaggero (altra testata del gruppo Caltagirone, assieme al Gazzettino di Venezia, a Leggo e a Il Corriere adriatico).

E' il progetto per ridurre Il Mattino ad un ruolo ancillare nel panorama dell'informazione nazionale.
C'è la crisi, annuncia Caltagirone e cala la mannaia. Dà le cifre. Le vendite tengono (77 mila copie diffuse) e il deficit del 2008 è di appena 380 mila euro, ma la pubblicità è caduta del 35%. Misteri dei bilanci confezionati dagli editori. I giornalisti de Il Mattino hanno proclamato 3 giorni di sciopero. Il Comitato di redazione è ricorso anche ad Internet per lanciare su Facebook la battaglia del gruppo "Salviamo il Mattino".

La recessione internazionale, certo, colpisce duramente pure in Italia, come nel resto del mondo, anche l'informazione. Sembra che siano in difficoltà anche le "corazzate" della stampa italiana, come Il Corriere della Sera e la Repubblica che potrebbero annunciare 70-80 esuberi a testa.
Ma il caso del Mattino è qualcosa in più: è un giornale mortalmente ferito che rappresenta una metafora del declino di Napoli e del Sud. Il quotidiano di via Chiatamone, con questi tagli, cesserà di avere una proiezione nazionale e ripiegherà al ruolo di piccolo foglio locale. I napoletani che vorranno leggere un giornale di valenza nazionale compreranno il Corsera e Repubblica.

Napoli, negli ultimi venti anni, ha perso gran parte delle poche importanti realtà produttive di cui disponeva. Ha chiuso l'acciaieria Italsider di Bagnoli e la Olivetti di Pozzuoli, due fabbriche che erano il fiore all'occhiello della città. Ora è in pericolo anche Pomigliano d'Arco. Lo stabilimento della Fiat, per la crisi economica e per la carenza di modelli di auto da produrre, rischia addirittura la chiusura e da mesi il sindacato dei metalmeccanici ha lanciato l'allarme.
Nella crisi produttiva, occupazionale e sociale la criminalità organizzata sguazza. Proprio ieri l'Associazione Stampa Romana e l'Associazione Napoletana della Stampa hanno ricordato in un convegno a Roma Giancarlo Siani, il giovane giornalista precario del Mattino, ucciso nel 1985 dalla camorra per le sue inchieste sulla criminalità nella città.

E' singolare che proprio mentre si ricorda il coraggioso lavoro di Siani, Il Mattino sia ridotto ad un ruolo marginale nel suo fondamentale compito d'informazione e di presidio democratico. Editori e direttori dovrebbero interrogarsi: i giornali perdono copie forse non solo per la crisi, ma perché si somigliano troppo tra di loro e sembrano lo specchio della televisione. Mancano le inchieste e le analisi sui grandi e i piccoli problemi, forse per questo i lettori disertano le edicole di tutta Italia e, in particolare, del Sud.

"La lettura dei giornali è la preghiera del mattino dell'uomo moderno", sosteneva Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Il filosofo tedesco parlava all'inizio del 1800, quando si stava affermando la rivoluzione industriale e l'informazione cominciava ad essere sentita come un bene essenziale. Ebbene i lettori di Hegel, due secoli dopo, almeno nell'Italia meridionale, rischiano di non poter avere più "la preghiera del mattino dell'uomo moderno". Se questo è l'anticamera del federalismo voluto dalla Lega e dal governo Berlusconi...

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