Assassin’s Creed Revelations, il videogioco che sembra un film. L'intervista di Affari
L’assassino dei videogiochi più famoso del mondo sta per tornare. Ezio Auditore, nobile fiorentino coinvolto nella lotta contro i Templari in Assassin’s Creed II e nel suo seguito Brotherhood, dopo avere visitato Firenze, Venezia e Roma, ricompare infatti in Assassin’s Creed Revelations (Xbox 360/Ps3/Pc, € 44,90/64,90), definitivo capitolo delle sue avventure ambientate stavolta a Costantinopoli. È in questa città che lo ritroviamo invecchiato ma ancora indomito nel tentativo di trovare l’arma finale per prevalere sui suoi nemici, mentre esplora la memoria del suo antenato Altair, in un gioco che fin dal titolo promette sorprese e un gran finale anche per Desmond, l’erede nel mondo odierno dei due volteggianti avventurieri. In una Costantinopoli del 1511 ricostruita minuziosamente ci sarà da scontrarsi con nuovi avversari, tra volteggi, duelli, conquista e difesa dei quartieri della città, preparazione di ordigni, furti e trame oscure. A raccontare ad Affari in anteprima le novità di questo titolo atteso per il 15 novembre è Alexandre Breault, game director del gioco.

L'intervista di Affari
Quali sono le nuove meccaniche di gioco?
"Ce ne sono almeno un paio importanti: la sessione in cui si devono difendere dall’attacco dei Templari i quartieri già conquistati, un vero e proprio mini-gioco di strategia in cui bisogna piazzare dall’alto difese e truppe. E poi c’è l’introduzione dell’uncino, con cui Ezio troverà nuovi e più efficaci modi per attaccare il nemico, oltre che di arrampicarsi più velocemente: l’idea ci è venuta per fondere ancora di più il movimento ed il combattimento, che nei titoli precedenti erano rimasti momenti piuttosto separati".
Come fate ad essere sicuri che la novità funzionerà?
"Eseguiamo una serie di prototipi e li sperimentiamo sul campo. Nel caso dell’uncino dopo averlo disegnato e avere programmato come avrebbe funzionato sui nemici e sulle architetture, l’abbiamo provato all’interno dei vecchi scenari di Firenze e Roma, che più volte durante la produzione abbiamo utilizzato come una specie di officina. Bisogna studiare tutto nei minimi dettagli, come ad esempio stabilire con quale mano Ezio deve usare l’uncino".
Per certi aspetti Assassin’s Creed sembra un film. Ma rispetto a una pellicola, come si lavora alla trama di un gioco?
"Il modo di lavorare è diverso, perché nel cinema prima si scrive la sceneggiatura e solo quando è stata approvata si iniziano le riprese. Noi ovviamente non possiamo permettercelo, perché la storia è una parte importante tanto quanto il gameplay: per questo si lavora in parallelo alla trama e all’idea generale di cosa si vuole ottenere in termini di giocabilità, nozioni che poi si declinano nei vari livelli del videogame".
Però le tecnologie usate per il cinema e i giochi sono quasi indistinguibili tra loro.
"È vero, per esempio per migliorare le animazioni facciali dei personaggi, abbiamo usato un sistema chiamato MoCam, con cui registriamo un video degli attori e trasferiamo la loro recitazione sui nostri personaggi, anche se a differenza del cinema, dove avviene una clonazione del volto umano su quello digitale, nel nostro caso possiamo adattare la recitazione alle specifiche esigenze di qualsiasi personaggio".
Marco Consoli


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