Editoria/ Roberto Arditti, nuovo direttore de Il Tempo: "Così sopravviviamo alla crisi. I giovani? Ci leggono su internet"
Nella stanza del direttore di uno dei più grandi quotidiani italiani, nell’antico palazzo Wedekind a Roma. Roberto Arditti, da poche settimane alla guida de Il Tempo dopo aver ricoperto per lo stesso giornale la carica di direttore editoriale, mi offre un caffè. Accetto e penso che ora chiamerà il bar o la segretaria, invece si alza e me lo prepara con le sue mani, indicandomi poi una sorta di rastrelliera con ogni tipo di zucchero possibile… Gentile, oltre che giovane (ha 43 anni).
Già direttore di radio Rtl 102.5, poi autore fidato di Bruno Vespa a “Porta a porta”, Arditti arriva a dirigere Il Tempo attraverso un percorso atipico e l’ho dice: “E’ la prima volta in vita mia che lavoro in un giornale. Ho scritto un po’, anche per questo quotidiano, però mi era estranea anche la dinamica della giornata di uno che sia all’interno. Ed è interessante, affascinante”.
Si può diventare direttore pur non appartenendo a quella che Luigi Bacialli chiama la “casta stampata”. 
Roberto Arditti
"Si può fare. Sarebbe sbagliato dire che è facile. Banalmente penso che se si lavora con serietà e non pensi per forza di dover fare il fenomeno si può far carriera. Non riesco a pensare al nostro mestiere come se tutti fossimo Giovanna d’Arco, che tra l’altro non ha fatto una gran fine…"
Quando l’editore Bonifici ti ha proposto l’incarico i tuoi polsi hanno tremato?
"Ero da tanti anni a 'Porta a porta' e mi trovavo benissimo ma era un’offerta che, per chi fa il nostro mestiere, non si poteva rifiutare. Si trattava di prendere sulle spalle l’intera operazione che ruota attorno al Tempo".
Come è stato il passaggio da direttore editoriale a responsabile, dovendo comunque coabitare col tuo predecessore Sanzotta che ora ha preso il tuo posto di prima?
"Morbido. Era nei piani e comunque con Giuseppe Sanzotta abbiamo creato un ticket di lavoro molto sereno. Il mio incarico di direttore editoriale, in fondo, era un modo per prendere confidenza con il funzionamento di una macchina complessa come quella di un quotidiano".
Come si colloca Il Tempo nel mercato editoriale regionale e nazionale?
"Dunque, Il Tempo è uno storico giornale di Roma che guarda più a sud che a nord. E tale deve continuare ad essere, un quotidiano dell’area che guarda con più favore al centrodestra che al centrosinistra, dopo di che ci tiene alla sua tradizione di libertà. Perciò il nostro mestiere è anche quello di stimolare gente come il sindaco di Roma o il presidente del Consiglio, che pure riteniamo essere al posto giusto, a fare sempre meglio".
I tuoi obiettivi?
"Il radicamento nel territorio e in più la proposta di iniziative o battaglie come quella ingaggiata per il ritorno in Italia di Cesare Battisti".



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