Hacker/ Anonymous ha fatto il salto di qualità: per la polizia postale sarà più difficile contrastare un gruppo che agisce non più per noia, ma con motivazioni politiche

Sabato, 30 luglio 2011 - 13:00:00

hacker

Non gli hanno lasciato nemmeno il tempo di finire la bottiglia di champagne.
Bottiglia che molto poco saggiamente i signori della polizia postale avevano pubblicamente stappato per annunciare la “decapitazione” dei vertici italiani degli Anonymous, il gruppo di hackers che da qualche tempo a questa parte sta creando non pochi grattacapi ad aziende e istituzioni.
Ci scrissi pure un articolo criticando la pompa magna e la campagna stampa con la quale la polizia postale aveva annunciato l’esito dell’operazione.

D’accordo che oggi viviamo tutti di comunicati web però mi era sembrato un pochetto eccessivo l’annunciare la decapitazione di un’organizzazione che per sua stessa natura è acefala e distribuita, proprio perché si appoggia alla rete.
Avevo scritto che era stato un errore pubblicizzare l’arresto dei presunti vertici di Anonymous perché vertici non erano e perché avrebbero immediatamente trovato uno, dieci, centomila smanettoni informatici pronti a farsi emuli e a rimpiazzarli. Perché così va Internet.

Anonymous, attacco all'Italia/ Gli hacker violano i server della polizia postale e pubblicano documenti riservati della task force CNAIPIC

Disinformazione informatica/ "Decapitata" la rete di hacker Anonymous? Ma per favore: i movimenti su internet non hanno capi. Di R. Preatoni

E puntuale è arrivata la vendetta. Ma non una vendetta qualsiasi, la più pesante che quelli di Anonymous potessero orchestrare. I birbanti informatici sono andati a scardinare la cassaforte informatica del CNAIPIC, il Centro Nazionale Italiano per la Protezione delle Infrastrutture Critiche. Facendo fare alla polizia postale non una, bensì due figure barbine. La prima, perché è come se Vallanzasca fosse andato a rubare in casa del ministro dell’ Interno.
Non ho idea di come abbiano fatto, non mi serve. C’è sempre stato un modo e sempre ci sarà. E’ inutile: da un lato ci sono decine di tecnici che si arrovellano per cercare di mettere in sicurezza le infrastrutture critiche, dall’ altro c’è sempre un singolo creativo che ragionando in maniera non lineare riesce a trovare il modo per metterli nel sacco. E se il modo non c’è, lo inventa, non c’è verso.
Il creativo che ragiona in maniera non lineare si chiama hacker per l'appunto. Non esiste definizione migliore.

La seconda perché la scorribanda telematica pare abbia procurato loro un succulento bottino. Secondo quanto dichiarato dal blog degli Anonymous (anzi, uno dei tanti) l’operazione di hackeraggio avrebbe consentito di rubare direttamente dal repository del CNAIPIC ben 8 gigabyte di files che gli Anonymous, emuli di Wikilieaks si starebbero per apprestare a rendere pubblici.
Secondo quanto da loro stessi dichiarato in un comunicato (cit.) “Questa corrotta organizzazione (ndr: il CNAIPIC) ha raccolto del materiale sequestrato dai computer di professionisti della sicurezza e lo avrebbe utilizzato negli anni per condurre operazioni illegali in combutta con servizi segreti stranieri ed oligarchi per soddisfare la loro lussuria di potere e denaro, mentre non lo avrebbero mai utilizzato per condurre investigazioni lecite”.

UN LETTORE SCRIVE/ Sarò sintetico. Sono un fotografo e di hackeraggio e simili ci capisco poco o niente. E poco o niente mi interessa. Vi scrivo a proposito di un vostro articolo che però proprio di hackeraggio parla. http://affaritaliani.libero.it/mediatech/anonymous260711.html
Se tutti i vostri articoli fossero scritti con la franchezza e l'interesse di questo, di sicuro sarebbe una grande cosa. Complimenti.

In fede,
Giacomo Trovato

Se fossi stato io il capo ufficio stampa degli Anonymous avrei evitato di scrivere proclami utilizzando un simile tono delirante. D’altro canto mi sembra giusto, se l’altra volta avevo dispensato un consiglio alla polizia postale, mi sembra giusto pareggiare i conti dispensando un consiglio anche agli Anonymous. Melius abundare quam deficere.

Abbandonando la filosofia e andando sul tecnico, mi sembra evidente che gli Anonymous abbiano fatto un notevole salto di qualità. Se prima utilizzavano tecniche barbariche per mettere a segno le loro scorribande ovvero attacchi di Denial of Service alla portata della signora Pina  ora conducono invece quel genere di attacchi telematici che  presuppongono una conoscenza approfondita dei sistemi informatici e delle loro vulnerabilità. Diciamolo chiaro e tondo: ora le fila degli Anonymous si sono ingrossate e nei loro recenti acquisti ci deve essere uno smanettone con le contropalle. E’ un termine tecnico, non me ne vogliate.
Questo smanettone deve essere stato buono a meditare il da farsi a lungo tempo, rimanendo nell’ombra per poi decidere di “fare la differenza” unendosi agli Anonymous. E la differenza l’ha fatta, eccome.

Ora sia chiaro, per mia natura e per i miei trascorsi quando mi trovo a commentare fatti del genere cerco sempre di rimanere neutrale. Non ho mai fatto il tifo per nessuna delle parti, pur avendole frequentate entrambe in lungo, in largo e per traverso.
Nella mia fredda analisi del fenomeno Anonymous sono giunto ad una serie di conclusioni: alla base di tutto c’è un notevole stato di insoddisfazione sociale. I tempi sono oramai maturi, la gente è stufa e ogni pretesto è buono. Internet ha messo a disposizione gli strumenti che gli Anonymous in prima battuta avevano utilizzato per portare a segno i primi colpi.
Strumenti che non implicavano alcuna o scarse conoscenze informatiche (per esempio tutti gli attacchi portati ai danni degli istituti di pagamento online).
Sempre internet ha messo a disposizione gli strumenti per pubblicizzare le gesta e allargare le fila degli Anonymous: blog e social network.
Ancora oggi la maggior parte delle persone che supportano gli Anonymous sono scarsamente dotate in termini di capacità hacker. Ma “quelli tosti” stanno cominciando ad arrivare e quando arrivano quelli non ce n’è per nessuno.

La polizia postale avrà un compito immensamente difficile: contrastare azioni di hackeraggio portate a termine questa volta non più per noia ma per motivazioni sociali e politiche. Chi oggi riempie le fila degli Anonymous pensa di essere nel giusto e pensa di poter fare la differenza. Se non esistesse internet probabilmente la differenza non la farebbero, nemmeno riuscendo a rubare l’etichetta dalle mutande del Presidente del Consiglio.
Il problema è che internet esiste e ogni colpo messo a segno viene riportato, amplificato, glorificato dalla stampa stessa, alimentando un circolo vizioso che non fa altro che portare nuovi supporters agli Anonymous.
Più la gente simpatizza per gli Anonymous e meno vulnerabili essi si sentono, perché nella loro interpretazione dei fatti sono quelli che stanno cercando di sistemare le cose. Basta andare a farsi un giro tra le innumerevoli pagine di fan che sono state aperte su Facebook per capire come essi stiano raccogliendo parecchio consenso.  La gente cerca vendetta, poco importa chi sarà la vittima e il perché le cose stiano come stanno.

E l’ultima cosa che dovrebbe fare la polizia postale sarebbe quella di “vendere” attraverso la stampa un paio di arresti come se fossero la soluzione del problema Anonymous.
Per me è incredibile,  coloro la cui missione è proteggere la rete non hanno la minima idea delle dinamiche che la regolano. Consiglio: arruolate tra le vostre fila degli esperti di dinamica della società digitale. Non basta essere diventati bravi tecnicamente. Se a qualcuno dovesse interessare lo confermo, quelli della polizia postale sono diventati bravi tecnicamente, le contropalle le hanno anche loro. Non tutti, ma come per gli Anonymous, ne basta uno per fare la differenza.

Polizia postale 1 – Anonymous 1
Palla al centro. Io voglio fare l’arbitro, possibilmente su questa testata.

Roberto Preatoni

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