Ancora polemiche sul canone Rai
Continuano le polemiche sul canone Rai, nate dalla campagna di abolizione della tassa portata avanti da Libero e Il Giornale.
Dopo i viceministri Castelli e Romani, anche Massimo D'Alema (PD) dice la sua: "Prima di parlare dell'abolizione del canone sarebbe interessante discutere dell'abolizione del tetto pubblicitario in Rai perché serve solo a incrementare la pubblicità di Mediaset". Secondo D'Alema, solo dopo aver riequilibrato il mercato si può pensare di ridurre o abolire il canone.
Per Antonio Di Pietro, invece, "questa Rai non merita il canone perché da sempre è controllata e gestita dal sistema dei partiti. Ed è ridicolo che proprio oggi chi maggiormente approfitta della Rai se ne lamenti perchè per un pezzettino si è stonato.."
Anche il Consiglio Nazionale degli Utenti, organismo dell'Agcom, è scettico sulla campagna promossa dai due quotidiani: "E'irresponsabile chiedere uno sciopero del canone Rai. Ediventemente c'è l'intenzione di indebolire il servizio pubblico" - afferma Luca Borgomeo, presidente del Cnu. Sulla proposta avanzata dal presidente Rai Garimberti di far comparire l'abbonamento tra le voci della bolletta elettrica per combattere l'evasione, Borgomeo aggiunge: "Siamo contrari a far riscuotere il canone attraverso la bolletta. Sarebbe molto meglio farlo gravare sulla fiscalità generale. Ma uno sciopero non farebbe altro che indebolire la Rai".
Nemmeno in Vigilanza la campagna anti-canone raccoglie consensi. Mario Landolfi, componente della commissione, si è detto contrario: "E' una misura che non resterebbe senza conseguenze. La Rai per il canone che incassa ha un limite nella propria raccolta pubblicitaria. Se si togliesse il canone dovrebbe avere eliminato questo tetto, con conseguenze distorsive per il sistema". Rincara la dose Fabrizio Morri, capogruppo del PD in Vigilanza, che ha definito la campagna "totalmente sbagliata e infondata". "La campagna contro il canone Rai contribuisce a creare intorno alla Rai un clima di ostilità immotivata. Un'azione irresponsabile, non certo la prima, che questi giornali fanno".
Intanto martedì 29 alle 13,30 si riunirà la commissione di Vigilanza Rai, per volere del suo presidente Sergio Zavoli. All'esame, oltre alla questione canone, ci saranno anche la puntata di Annozero e i provvedimenti conseguenti annunciati dal ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, e dal viceministro per le Comunicazioni, Paolo Romani. Il primo, infatti, aveva detto di voler convocare i vertici dell'azienda di viale Mazzini, mentre il secondo aveva annunciato un'istruttoria sul rispetto del contratto di servizio e, in caso di accertata inosservanza, l'eventuale richiesta d'intervento all'Autorita' garante nelle comunicazioni. Se questo accadesse, la Rai si ritroverebbe con una pesante sanzione pecuniaria (intorno ai 90 milioni
di euro) da pagare.
Anche sulla vicenda Annozero si sono già espressi i membri della Vigilanza, Fabrizio Morri e Mario Landolfi. Il rappresentante del PD commenta: "E' successa una cosa che non era mai capitata in sessant'anni e oltre di storia repubblicana: il Governo, che non c'entra niente con la Rai, attraverso il ministro Scajola parla impropriamente, apre un'inchiesta, ma non ha titolo per farlo. Anch'io trovo di cattivo gusto certi programmi, ma uso il telecomando per non vederle, non le vorrei cancellare dal palinsesto". Per Landolfi, invece, il ministero ha piena titolarità ad occuparsi della questione delle violazioni al pluralismo perché "esiste un contratto di servizio che riguarda gli aspetti sia tecnici che tecnico giuridici. La Rai è sottoposta al Parlamento".
E' previsto, invece per l'8 ottobre l'incontro tra i vertici Rai e i rappresentanti del Governo Scajola e Romani



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