Dimenticanza/ Un lettore: "Il Riformista scrive di editoria online senza citare Affaritaliani". Eppure è il primo quotidiano online in Europa e vanta oltre 700mila lettori al giorno...
Gentile redazione,
mi è capitata per le mani stamane in treno una copia del Riformista di oggi e a pagina 13, nella sezione Culture, c'è un articolo firmato da tale Edoardo Peti intitolato: "Galassia web, sognando l'Huffington Post-La carica dei giornali online italiani". Nel reportage si fa lungamente il punto sulle esperienze nostrane, si citano i vari Dagospia, Blitz, Post, L'inchiesta, Lettera 43 ecc. ma non si fa menzione di Affaritaliani.it, il giornale che io seguo da almeno dieci anni. Come mai? Una dimenticanza del signor Peti? O che cosa? Perchè omettono di citare il primo quotidiano online? Perchè scrivono che "Blitz nel 2009 ha aperto la strada a chi voleva cimentarsi con la sfida dell'informazione in rete"? E perchè prima di Blitz citano solo Dagospia quando Affaritaliani.it è nato ben prima e, come recitava opportunamente un vostro slogan "ha introdotto il web nell'informazione e l'informazione nel web"? Cos'è, invidia? Ignoranza? Inadeguatezza professionale?
Fulvio Ricotti, Roma
![]() L'articolo del Riformista |
spesso i giornali si dimenticano o omettono di citare Affaritaliani.it. L'ultima volta l'ha fatto il grande Corriere della Sera nell'articolo sul libro "Io Letizia, la biografia di Letizia Moratti", che abbiamo curato. L'omissione era troppo grossa, stavolta. Ne abbiamo parlato con il direttore De Bortoli che da signore ha rimediato il giorno dopo con una precisazione. In questo caso non conosciamo il signor Peti, autore dell'articolo. Nè sappiamo con quali credenziali e curriculum il Peti si occupi dell'argomento, ignorando sue precedenti performance. Come pure ci sfugge se egli sia un giornalista professionista, un giovane freelance o un esperto del ramo. Certo, il Peti denuncia un personale problema di formazione di base e di competenze specifiche visto che ignora, nella sua incompleta disamina, l'esistenza, il peso e il ruolo, attuale e storico, del primo quotidiano online (primo certamente essendo stato Affaritaliani.it autorizzato dal tribunale di Milano, primo in Europa, l'11 aprile 1996, quindi con atto di nascita ufficiale), all'interno di un pezzo che vorrebbe fare il punto sull'editoria online in un modo che, per definizione, si presume debba essere esaustivo e completo.
E' un errore marchiano il suo. Una topica che agli esami di giornalismo gli costerebbe la bocciatura. Detto questo, il problema più che nostro è dell'autore, il Peti, e. in vigilando. del neo-direttore del Riformista, Cappellini. Nonché dei loro lettori, serviti da un articolo incompleto e carente di informazioni rilevanti. Peraltro, in tutta sincerità, a noi che Peti e Cappellini si dimentichino di citarci (o lo facciano deliberatamente, e perchè poi? Ignoranza? Invidia? dice lei) non ci cambia la vita. Sappiamo infatti che Affaritaliani è unanimemente considerato il progetto vincente della nuova editoria digitale e che a fronte delle testate citate dal Peti, il nostro quotidiano online è in continua crescita, qualitativa e quantitativa e sviluppa un volume di traffico anche di cento volte superiore a molte delle esperienze dal Peti citate. Vuole solo il dato di ieri? Glielo alleghiamo, è certificato Nielsen. Affaritaliani.it è stato cliccato nella sola giornata di ieri 8 febbraio da 727mila lettori e ha totalizzato oltre 5 milioni e 300 mila pagine viste. Ha letto bene: 727mila teste!!! E sono in crescita. Grazie comunque per la segnalazione, ci era sfuggito il pezzo del Riformista. Quanto al signor Peti, non si dia troppe arie e si informi meglio.
![]() I numeri di Affaritaliani.it di martedì 8 febbraio (dati Nielsen) |
La redazione di Affaritaliani.it



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