Acea/ Il presidente Cremonesi: “Le tariffe non si toccano”
“Se i cittadini hanno scelto di lasciare alla mano pubblica gli investimenti sul settore idrico, bisognerà che la parte pubblica faccia la sua parte. Se dovessero cadere gli investimenti sull'idrico integrato qualche ripercussione sull'occupazione potrà pur esserci, ma metteremo in campo delle strategie che ci consentano di ricollocare la forza lavoro in altri settori. Quanto alla tariffa, non dipende da un voto ma sicuramente deve essere congrua, tale ciò da consentire anche la remunerazione degli investimenti che richiedono somme così importanti che difficilmente potrebbero essere finanziate se non attraverso il credito”.
È il commento del presidente Acea, Giancarlo Cremonesi che ha convocato per oggi un cda con all'ordine del giorno l'esito del referendum. “Esamineremo i risultati in Cda per valutarne l'impatto sulla nostra attività e mettere a punto le strategie per il futuro che poi sottoporremo ai soci – spiega - non siamo riusciti a spiegare ai cittadini che il settore necessita di investimenti privati: in Italia servono almeno 60 miliardi per poter garantire l'efficienza del sistema idrico, la manutenzione e la depurazione. A Roma non ce ne rendiamo conto perchè la depurazione funziona bene. Ma le reti idriche hanno bisogno di essere modernizzate: siamo tra i Paesi con i maggiori problemi in termine di perdita idrica, e rispetto agli altri Paesi più industrializzati investiamo meno della metà. Sono tuttavia sereno perchè gli interventi andranno fatti e finanziati: ora sta al Governo, agli enti locali e ai soci trovare i fondi. Come Confservizi auspicavamo una modernizzazione del sistema con l'apertura alla concorrenza, perchè tutto quello che è monopolio e rendita di posizione che fa diminuire l'efficienza”.
Sull'ipotesi che il risultato referendario possa avere effetti su tariffe e occupazione, il presidente non ha dubbi: “Non vedo perchè le tariffe dovrebbero aumentare, non vengono determinate da un voto, ma finora sono state definite dall'Ato. Ora siamo in un momento di passaggio: gli Ato sono stati prorogati fino al 31 dicembre, poi sarebbero dovute intervenire le Regioni. La nuova Agenzia per l'acqua dovrà definire qualità e contratti di servizi, sentire le Regioni e stabilire tariffe. Vederemo come le costruirà e se gli investimenti saranno finanziabili attraverso il sistema creditizio. Nel caso in cui un eventuale calo degli investimenti sull'idrico integrato dovesse ripercuotersi sull'occupazione compenseremo negli altri settori in cui Acea opera, come la produzione e la vendita di energie elettrica, le rinnovabili, il ciclo rifiuti”.



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