Magistrati. L'ultracasta - Introduzione -
Venerdì, 12 giugno 2009 - 14:13:00
INTRODUZIONE
In ltalia negli ultimi anni i giudici hanno goduto di un gracìo di potere unlco nel mondo occidentale.
"Financial Times", 20 giugno 2008
Tra il 25 giugno del 1946, quando s'insediò l'assemblea costituente , il 22 dicembre deil'anno successivo) quando fu definítivamente approvato il testo finale della Costituzione Italtana,ii termine "casta", che pure non era ancofa di moda come oggi, risuonò più volte. Scprattutto nella discussione sul1a composizione del nuovo Csm, I'organo di governo di giudici e pubblici ministeri. Scrive Paolo Alvazzi del Frate, professore di storia del diritto medievale e moderno alla facoità c{i scienze politiche dell'Università di Roma Tr. L'atteggiamento politico della rnaggLoranza. dei costituenti si traduceva, in pratica, nel timore della creazione cli una 'casta chiusa', di
uno'stato neilo stato"'. L'inserimento nei Csrn di componenti esterni "è stato voluto dai padri costituenti per evítare una casta chiusa," annc)ta Gíuseppe Di Feclerico(Ordinamento giudiziario), professore emerito all'Università di Bologna e massima autorità italiana in materia, ai cui testi scientifici si farà costante riferimento nel libro. Oggi si può ranquillamente affermare che í costituenti. hanno clatnorosamente mancato I'obiettivo.
Quella di giudici e pubblici ministeri, rnfattr, è diventata negli anni la madre di tutte le caste. Uno stato nello stato, governato da vere e proprie faziompolítiche, quali sono a tutti gli effetti le correnti dell'Anm (Associ azio ne nazionale magistrati, il sindacato unico delie toghe), che si spartiscono polfrone, seggiole e strapuntini sulla base di una ferrea I ogicaTottrzza- toria (come raccontiamo nel capitolo 2, intitolato I signori delle tessere). Un formidabile apparato di potere che, sven- tolando spesso a sproposito il sacrosanto vessillo de11'índi- pendenza della categoria, e facendo leva sulf immagine dei tanti magistrati eroi che aIla missione hanno sacrificato la vita, è riuscito a blindar:e la cittadella della giustizia, conqui- stando per i propri associati un carnevale di privilegi e bandendo ogni forma di meritcicrazia (siveda il capitoio 4, Una carriera (t proua di asino). Le nostre toghe hanno 1e paghe più alte di tutta I'Europa continentale, possono arrotondare lo stipendio con lavori extra, incassano pensioni d'oro, sono protette da una scala mobile tagliata su misura, e quanto a ferie sono secondi solo ai pargoli dell'asilo:51 giorni ognt12 mesi. Per anni (e in attesa di una riforma di fatto non ancora operativa) il loro meccani- smo di progressione, unico al mondo, ha rappresentato un vero e proprio scandalo: dietro il paravento di esarni fasulli, i magistrati hanno visto crescere il lo ra status,e il loro stipendio, con il solo scorrere del tempo, in base alla semplice anzianità.professio- nale. Un sistema grazieal quale il 67% di loro, quindi due su re, ha oggi un ruolo superiore alla funzione che esercita e anche i più brocchi, quelli che sono rimasti per ruta la víta in un piccolo ribunale di provincia, allo scoccare del ventotte- simo anno dal battesimo con la toga hanno raggiunto il grado delle funzioni direttive della cassazione, conquistando così il titolo di Eccellenza. Non solo fanno carriera a prescindere, come diceva Totò, ma quando prendono una cantonata sono al riparo da ogni conseglrenza.
Perché una legge ha vanificato gli effetti del referendum attraverso il quale gli italiani si erano schie- rati in massa afavore di un riconoscimento delia responsa- bilità civile dei magismati.Elaloro giustizia domestica (si veda il capitolo ), Gli impuniti), ammínistr ata da quella sezione disciplinare del Csm che abbiamo già visto all'ope- ra nelle prime pagine del libro, è semplicemente una presa per i fondelli: giudici e pubblici ministeri hanno solo 2,1 possibilità su 100 di incappare ín una sanzione, sempre comunque all'acqtta di rose e, nell'arco di otto anni, quelli che hanno perso la poltrona sono stati lo 0,065o/o. Alla fine sono diventati dei veri e propri intoccabili. Chí osa muovere loro delle critiche rischia dawero grosso. Le statistiche eiaborate da Vincenz o Zeno Zencovich, professore di diritto privato comparato a Roma Tre, dimostrano come, in caso didiffamazione, quella delle toghe sia di gran lunga Ia categoúache ottiene i risarcimenti più sostanziosi. Cifre medie che , tra tl1993 el1996,nei disretto della corte d'appello di Roma sono salite da40 a65 mrlioni, il doppio rispetto a quanto riconosciuto ai professionisti, fermi a quota 25-30 milioni.
In ltalia negli ultimi anni i giudici hanno goduto di un gracìo di potere unlco nel mondo occidentale.
"Financial Times", 20 giugno 2008
Tra il 25 giugno del 1946, quando s'insediò l'assemblea costituente , il 22 dicembre deil'anno successivo) quando fu definítivamente approvato il testo finale della Costituzione Italtana,ii termine "casta", che pure non era ancofa di moda come oggi, risuonò più volte. Scprattutto nella discussione sul1a composizione del nuovo Csm, I'organo di governo di giudici e pubblici ministeri. Scrive Paolo Alvazzi del Frate, professore di storia del diritto medievale e moderno alla facoità c{i scienze politiche dell'Università di Roma Tr. L'atteggiamento politico della rnaggLoranza. dei costituenti si traduceva, in pratica, nel timore della creazione cli una 'casta chiusa', di
uno'stato neilo stato"'. L'inserimento nei Csrn di componenti esterni "è stato voluto dai padri costituenti per evítare una casta chiusa," annc)ta Gíuseppe Di Feclerico(Ordinamento giudiziario), professore emerito all'Università di Bologna e massima autorità italiana in materia, ai cui testi scientifici si farà costante riferimento nel libro. Oggi si può ranquillamente affermare che í costituenti. hanno clatnorosamente mancato I'obiettivo.
Quella di giudici e pubblici ministeri, rnfattr, è diventata negli anni la madre di tutte le caste. Uno stato nello stato, governato da vere e proprie faziompolítiche, quali sono a tutti gli effetti le correnti dell'Anm (Associ azio ne nazionale magistrati, il sindacato unico delie toghe), che si spartiscono polfrone, seggiole e strapuntini sulla base di una ferrea I ogicaTottrzza- toria (come raccontiamo nel capitolo 2, intitolato I signori delle tessere). Un formidabile apparato di potere che, sven- tolando spesso a sproposito il sacrosanto vessillo de11'índi- pendenza della categoria, e facendo leva sulf immagine dei tanti magistrati eroi che aIla missione hanno sacrificato la vita, è riuscito a blindar:e la cittadella della giustizia, conqui- stando per i propri associati un carnevale di privilegi e bandendo ogni forma di meritcicrazia (siveda il capitoio 4, Una carriera (t proua di asino). Le nostre toghe hanno 1e paghe più alte di tutta I'Europa continentale, possono arrotondare lo stipendio con lavori extra, incassano pensioni d'oro, sono protette da una scala mobile tagliata su misura, e quanto a ferie sono secondi solo ai pargoli dell'asilo:51 giorni ognt12 mesi. Per anni (e in attesa di una riforma di fatto non ancora operativa) il loro meccani- smo di progressione, unico al mondo, ha rappresentato un vero e proprio scandalo: dietro il paravento di esarni fasulli, i magistrati hanno visto crescere il lo ra status,e il loro stipendio, con il solo scorrere del tempo, in base alla semplice anzianità.professio- nale. Un sistema grazieal quale il 67% di loro, quindi due su re, ha oggi un ruolo superiore alla funzione che esercita e anche i più brocchi, quelli che sono rimasti per ruta la víta in un piccolo ribunale di provincia, allo scoccare del ventotte- simo anno dal battesimo con la toga hanno raggiunto il grado delle funzioni direttive della cassazione, conquistando così il titolo di Eccellenza. Non solo fanno carriera a prescindere, come diceva Totò, ma quando prendono una cantonata sono al riparo da ogni conseglrenza.
Perché una legge ha vanificato gli effetti del referendum attraverso il quale gli italiani si erano schie- rati in massa afavore di un riconoscimento delia responsa- bilità civile dei magismati.Elaloro giustizia domestica (si veda il capitolo ), Gli impuniti), ammínistr ata da quella sezione disciplinare del Csm che abbiamo già visto all'ope- ra nelle prime pagine del libro, è semplicemente una presa per i fondelli: giudici e pubblici ministeri hanno solo 2,1 possibilità su 100 di incappare ín una sanzione, sempre comunque all'acqtta di rose e, nell'arco di otto anni, quelli che hanno perso la poltrona sono stati lo 0,065o/o. Alla fine sono diventati dei veri e propri intoccabili. Chí osa muovere loro delle critiche rischia dawero grosso. Le statistiche eiaborate da Vincenz o Zeno Zencovich, professore di diritto privato comparato a Roma Tre, dimostrano come, in caso didiffamazione, quella delle toghe sia di gran lunga Ia categoúache ottiene i risarcimenti più sostanziosi. Cifre medie che , tra tl1993 el1996,nei disretto della corte d'appello di Roma sono salite da40 a65 mrlioni, il doppio rispetto a quanto riconosciuto ai professionisti, fermi a quota 25-30 milioni.



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