La vittoria di Giulia Bongiorno

I network americani l'hanno definita "molto superiore ai suoi colleghi". La vera vittoria è sua, di Giulia Bongiorno. Da quando nel 2008 ha fatto ingresso nell'aula della corte d'Assise di Perugia, tutto è cambiato per Raffaele Sollecito. E non solo per il ragazzo barese. Inevitabilmente l'avvocatessa ha difeso anche Amanda Knox. Nessun dubbio sul fatto che i due ragazzi fossero insieme quella sera del primo novembre di quattro anni fa, quando Meredith venne uccisa barbaramente nella casa di via della Pergola.
L'arringa della Bongiorno, durata oltre quattro ore, ha ripercorso come solo lei ha saputo fare in questo processo, quelle ore gelide della notte di Halloween. Ha smontato in ogni dettaglio le accuse che avevano incastrato i due fidanzati nella sentenza di primo grado: il dna di Amanda sul coltello ritenuto l'arma del delitto e il dna di Raffaele sul gancetto del reggiseno di Meredith. "Troppa fretta - ha detto durante l'arringa -. Il coltello che doveva essere l'arma del delitto è stato trovato con una velocità superiore a quella dei neutrini" (in riferimento alla recente scoperta scientifica, ndr). Ha saputo dimostrare i pasticci della polizia scientifica nei giorni successivi all'omicidio. Il gancetto inchioda Raffaele? "Macché - sostiene - è stato repertato quarantasei giorni dopo l'omicidio: dov'è finito per tutto questo tempo? Nessuno l'aveva visto? In una stanza così piccola?".
Giulia ha fatto e disfatto, tutti gli altri legali in secondo piano. E' suo il merito dell'assoluzione di questi due ragazzi, rimasti in carcere per quattro anni. Non ci sono prove che inchiodino Amanda e Raffaele. E solo la Bongiorno è riuscita a dimostrarlo. La giustizia italiana c'entra poco. Non è questione di brutta o di bella figura dei giudici. Sì, è vero, siamo di fronte all'ennesimo delitto senza colpevole in Italia (o forse c'era solo Rudy Guede in quella stanza?). Ma se non ci sono prove e se non si ha la certezza della colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio, e se un avvocato lo dimostra, allora la sentenza è una sola: assoluzione. Brava Giulia.


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