Steve Jobs tra De Andrè e Calvino

Sabato, 8 ottobre 2011 - 10:33:22

Di Beppe Carrella

Le celebrazioni di Steve Jobs sono ancora in corso e dureranno a lungo, molto a lungo. Le analisi si susseguono all'impazzata. Ognuno sia chi lo ha conosciuto sia chi  non l'ha mai incontrato prova a delineare un profilo. Sognatore, Innovatore, Messia. Conservatore, spietato, paranoico, carismatico. Insomma come sempre un po' di tutto. A partire da una frase, da una intervista, da un'azione cercare di derivare la personalità di individuare il tratto essenziale.

Forse lui era tutte queste cose contemporaneamente.
Al fondo, la vera domanda, il vero senso della ricerca resta nel cercare di capire: ma come faceva? Come faceva a prendere decisioni? Come faceva a capire cosa fare, quale prodotto lanciare, quale mercato e quali consumatori colpire? Quale la lezione manageriale? Quale lo stile di leadership?

Come faceva? Quali modelli?  Lavorava con metodi scientifici? Di emozioni? La sua follia era costruita o gli era congeniale, spontanea, naturale?
Chissà forse era tutte queste contemporaneamente.

Provate ad immaginare che dopo aver mischiato un mazzo di carte,  queste escano in un ordine preciso. Per esempio la prima carta un asso di bastoni, la seconda un due di bastoni. E già qui comincia ad aleggiare qualche sospetto di imbroglio. Se poi la terza è un tre di bastoni e così via fino al 10 di bastoni il sospetto diventa certezza. Infatti chi guarda, sorride e pensa solo a cercare di capire il trucco. Nessuna possibilità che creda che questo sia possibile senza un "aiutino". Eppure un qualunque studente che abbia frequentato un corso base di probabilità sa che questa configurazione ha la stessa probabilità di presentarsi di qualsiasi altra.
Il motivo risiede nel fatto che una (quella ordinata) la riconosciamo e per cui vi attribuiamo un significato, le altre no e quindi vengono scartate. Solo se vedi al di là degli schemi usuali puoi immaginare cose diverse e attribuire  a questi un significato.

Il grande De Andrè:

In un vortice di polvere gli altri
vedevano siccità.
A me ricordava la gonna di
Jenny a un ballo di tanti anni fa. [...]

E solo se sei Steve Jobs puoi convincere qualcuno che questo nuovo schema, questo nuovo modo di vedere è positivo, più interessante e meglio si adatta alle tue esigenze o convincerti che hai quell bisogno.

Se ti occupi di tecnologia e/o di innovazione, sai bene che nessuna di queste arriverà sul mercato se non ha una rete di sostegno che la supporti. In pratica se tu produci e distribuisci banane, lo fai usando delle machine, ma esiste già una rete di sostegno a supporto di questa produzione. Da chi raccoglie a chi confeziona a chi trasporta e così via. Se tu compri una tecnologia che ti permette di rendere più veloce la fase di imballaggio, questa non influisce se non minimamente sulla tua rete di sostegno. Il cavallo prima dell'arrivo dell'automobile era tutto sommato una tecnologia di trasporto e per poter funzionare disponeva di una sua rete di sostegno. Abbeveratoi. Mangimi vari. Maniscalchi. Sentieri tracciati. Veterinari. Istruttori. Arriva l'auto e nonostante le potenzialità impiega quasi 40 anni prima di porsi come sostituto del cavallo come tecnologia per il trasporto.  Perchè? semplice non aveva la rete di sostegno. Non c'erano i distributori, i meccanici, gli autisti, i pezzi di ricambio, gli istruttori, le strade e quelli che più o meno facevano un mestiere analogo nella rete di sostegno del cavallo non potevano essere impiegati. Facevano un altro mestiere (oggi sarebbero finiti a fare un bel progetto regionale di riconversione).
Ecco il protagonista: la rete di sostegno. Prima ancora di lanciare un prodotto sul mercato, la rete di sostegno dell'innovazione di Apple era già in piedi. Funzionante. Mancava solo convincere il cliente.
Ma se sei Steve Jobs convincere i clienti non è un problema. Sempre De Andrè:

E poi la gente sa, e la gente sa
che lo sai suonare
,

In conclusione Steve Jobs faceva due cose: guarda e trova significati in cose che gli altri ritengono rumore, polvere e poi gli da spazio le fa crescere creandone le condizioni di successo attraverso una rete di sostegno. Valorizzare quello che c’è e dargli sempre più spazio in una situazione disperata, in un mercato diabolico.
Insomma, per ricordare Calvino “Le città invisibili” nel dilemma dell'inferno dei
viventi, tra "accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più"
e " cercare ciò che inferno non è ... farlo durare, dargli spazio",  Jobs ha scelto.
Bello, semplice, geniale. Poche regole.
Ma era proprio questo il suo modo di agire, la sua modalità di arrivare al successo? Boh! Chi lo sa? In fondo sei semplicemente Steve Jobs e:
Suonare ti tocca per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare ..."
(“Il suonatore Jones”, Fabrizio De André)

Ma se non sei Steve Jobs?  Eh si! Questo è un problema serio.

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