Zuccoli, bel suol d'Amore
di Fulco Ruffo di Calabria
Visto l’intervento del Presidente di Assoelettrica, Giuliano Zuccoli, si capisce bene come sia difficile anche per il legislatore muoversi su un terreno in cui gli stessi rappresentanti delle aziende che operano nel settore si comportino in modo a dir poco bizzarro, con la conseguenza pasticciata di uno strumento di incentivo nato già morto come quello anticipato oggi.
La sparata dei 24.000 MWe paventati da Zuccoli a fine 2017 è completamente priva di senso, e, come per le precedenti provenienti dalle tante “anime belle” che remano contro le rinnovabili, il livello di incentivo non c’entra nulla. Semplicemente, non è possibile collegare in rete un quantitativo simile di impianti: anche la metà darebbe origine a qualche problema o richiederebbe grossi investimenti. Inoltre, lo scenario dell’associazione europea dell’ industria fotovoltaica (EPIA) pubblicato nello scorso marzo (potete potete scaricarlo dal sito http://www.epia.org/), oltre a comunicare al mondo che le valutazioni post-2011 nel fotovoltaico in Italia sono “unpredictable” data l’ incertezza dello strumento di incentivo stabilito dal governo, ipotizza in circa 2000 MW addizionali il numero ragionevole di incremento al 2015 rispetto ad un consuntivo 2010 di circa 5000.
Siamo quindi alle solite: Zuccoli, come molti altri in Assoelettrica, quando parla di fonti rinnovabili fa come Pinocchio e mente sapendo di mentire: sta da 30 anni in questo settore ed è quindi impensabile che non sappia di cosa sta parlando.
L’obiettivo di tale disinformazione è solo uno: rispondere ad una preoccupazione concreta sui costi occulti del nucleare, che riduce l’interesse delle banche ad investire in questo settore ed alza il prezzo del debito, con un terrorismo mediatico sui costi presunti dello sviluppo delle fonti rinnovabili.
Il disastro di Fukushima, come quello di Chernobyl, non solo gettano un’ombra sinistra sui rischi tecnici, ma rendono palese un costo economico che nessun proprietario di questi impianti sarebbe in grado di sostenere fino in fondo senza un sostanzioso aiuto governativo. Qualsiasi società elettrica che fosse obbligata ad inserire in bilancio i costi di smantellamento e messa in sicurezza delle sue centrali nucleari, si troverebbe a passivo insostenibili miliardi di euro.
L’Italia è uno dei pochissimi paesi che sanno quanto costa smantellare una centrale nucleare, perché lo sta facendo: solo nel 2009 il decommissioning di Caorso è costato circa 210 Milioni di Euro, e ancora molto resta da fare.
Meglio quindi sviare l’attenzione, e se, come diceva l’immortale Collodi, si corre il rischio di avere le gambe corte o il naso lungo, pazienza…



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