Spazio/ Al via il primo yacht intergalattico a vele solari
Si chiama Sail-Powered Craft Solar ed è una sorta di barca a vela spaziale, azionata da proprio da vele solari. Lo ha annunciato la JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) dopo anni di teoria e prove e il varo dovrebbe aver luogo il 18 maggio prossimo. La missione prende il nome di Ikaros (the Interplanetary Kite-craft Accelerated by Radiation of the Sun) e sarà crociera attraverso il sistema solare per mezzo di questo "space yacht" alimentato dalle particelle solari che rimbalzano sulle sue giganti e ultra-sottili vele.
Il nome della missione è una fusione tra un acronimo e un chiaro richiamo al personaggio mitologico greco Icaro, figlio di Dedalo, divenuto famoso per aver volato troppo vicino al sole e morto a causa della perdita della ali utilizzate per uscire dal labirinto del Minotauro. Il progetto fa parte di un vasto e ambizioso programma della JAXA, in netto contrasto con i progetti a lungo termine della più famosa americana NASA, la quale ha già anch'essa impiegato alcuni prototipi di navicelle a vela unicamente in missioni a breve raggio.
La JAXA ha intenzione di lanciare il primo satellite trasportato dal Ikaros verso Venere e poi prevede di far atterrare un robot a ruote per l'esplorazione sulla superficie della Luna entro il 2015. Farà seguito una base lunare abitata da numerosi robot a ruote entro il 2020. Il Giappone prevede di spendere almeno 2 miliardi di dollari per le esplorazioni spaziali nel prossimo decennio.
Le vele solari di Ikaros sono grandi circa 1.402 cm quadri e sono molto sottili: meno di un capello. La superficie è composta da un film che genera energia per la nave spaziale per mezzo dell'accumulo delle particelle solari. Per questo primo lancio il Giappone ha già speso 16 milioni di dollari e, come sempre accade in questi casi, non vi è garanzia di successo. Seppure si tratti di un mezzo definito ecologico per via del suo sistema di produzione dell'energia, le enormi somme già spese e quelle preventivate per le esplorazioni spaziali forse non sono propriamente definibili ecologicamente corrette. Viste le condizioni in cui versa il Pianeta su cui, per ora, abitiamo non sarebbe il caso di spendere il denaro dei cittadini anche in interventi rapidi quanto drastici per scongiurare la necessità di dover per forza emigrare su qualche altro corpo celeste in grado di ospitare un'umanità che tende a guardare lontano unicamente in senso letterale?
Luigi Mondo & Stefania Del Principe



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