Slow Food, la politica? Vade retro Satana
Di Antonio Felice
La tre giorni di Abano di Slow Food ci dà lo spunto per alcune considerazioni. Il movimento di Carlo Petrini si candida a diventare un soggetto politico: né di destra né di sinistra, sostenendo che i vecchi schieramenti sono superati e che occorre trovare una "santa alleanza" sui fatti ovvero sul sostegno a tutto quanto Slow Food sta affermando da tempo, dal chilometro zero alla battaglia contro gli ogm. L'operazione ha l'avallo del governatore veneto Luca Zaia e del sindaco di Roma Gianni Alemanno, entrambi presenti ai lavori.
Presenze importanti perché leader rispettivamente di una grande regione e della capitale e tuttavia uniche presenze politiche di rilievo ad Abano. Facciamo questa sottolineatura perché, mentre condividiamo l'80 per cento di quanto Slow Food sostiene, sia la nobiltà della linea internazionale a favore dei contadini poveri del mondo sia la posizione nettamente contraria agli ogm (che è in pieno anche una nostra battaglia) ci lascia molto perplessi quel 20 per cento di demagogia di Slow Food (altro termine non ci viene) che ha portato ad Abano a questa deriva del "soggetto politico".
Non so cosa ne pensiate della politica italiana. Credo che in essa di confusione ce ne sia già abbastanza senza nuovi "soggetti" e che come cittadini avremmo diritto a programmi seri ed efficaci da parte dei soggetti politici già esistenti. Ci auguriamo che Slow Food possa rimanere un importante movimento d'opinione ma che lasci stare la politica. Sbagliamo?



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