Sicurezza alimentare, negli Usa agricoltori sempre più vecchi. E la Cina meno autosufficiente
Il tema della sicurezza alimentare tormenta Usa e Cina. Secondo i dati diffusi in questi giorni, le due economie più importanti al mondo - con altrettanto importanti rapporti in campo agricolo e commerciale - sono alle prese con due aspetti dello stesso problema.

USA, AGRICOLTORI SEMPRE PIU' VECCHI. INCUBO 2025 - Gli States, infatti, secondo i dati USDA (l'equivalente del nostro ministero delle Politiche Agricole) soffrono di una popolazione agricola sempre più anziana: oltre il 60% degli agricoltori hanno superato i 55 anni, e se non verranno rimpiazzati da nuove generazioni di coltivatori diretti, la sicurezza alimentare del paese sarà progressivamente a rischio. Si stima che entro il 2025 l'America dovrà produrre il 25% in più di cibo rispetto ad oggi per alimentarsi e commerciare nel mondo. Ma se la vita media dei contadini si sta alzando e mancano nuove leve, che cosa succederà? E se si guarda al mondo sovrappopolato del 2050, qual è lo scenario?
Un dato sembra offrirlo un recente appello del Segretario al Dipartimento dell'Agricoltura Tom Vilsack, che ha chiesto entro i prossimi cinque anni ben 100.000 nuovi agricoltori. È per questo che l'USDA dal 2009 finanzia le università e le organizzazioni no-profit per addestrare i contadini del futuro. Solo nel primo anno sono stati "sfornati" 5.000 coltivatori diretti, ma quest'anno sembra che gli States supereranno questa cifra. Anche se il nuovo censimento agricolo degli USA sarà disponibile l'anno prossimo, le facoltà di agricoltura cominciano ad essere sempre più frequentate da ragazzi fra i 20 e 30 anni che vogliono iscriversi ad Agraria o frequentare anche programmi di formazione sull'agricoltura. La campagna è vista anche come un lavoro sicuro e non precario come quelli legati al terziario: ed è in crescita la domanda di prodotti sani dopo anni di cibo precotto o conservato consumato a tonnellate negli States. Il problema di fondo, però è uno: il costo degli appezzamenti, non sempre a portata di tutte le tasche.
CINA, AUMENTA L'IMPORT DI PRODOTTI AGRICOLI - Mentre gli Usa vivono questa nuova fuga verso le campagne, la Cina si trova alle prese con un aumento delle importazioni di prodotti agricoli cresciuto - secondo il ministero del'Agricoltura - del 47% rispetto al 2010. Tutta colpa della decrescita della domanda interna. Pechino deve comprare all'estero grano, cotone, zucchero, bestiame. Nel 2011 l'import di zucchero è cresciuto del 65% per un totale di quasi 3 milioni di tonnellate. E il boom economico dell'ex Celeste Impero non promette bene: la corsa alle città sta spopolando le campagne, per cui domani la Cina dovrà sempre più importare cibo e dipendere dall'estero per sfamare i suoi abitanti.
E per i dati del ministero dell'Agricoltura l'importazione di bestiame e carne nel 2011 è cresciuta del 38,8%. Cresciuto anche l'import del riso. Secondo i dati USDA l'anno scorso, per la prima volta nella storia, la Cina ha superato il Canada, diventando il mercato numero uno al mondo per i prodotti agricoli a stelle e strisce. L'aumento delle importazioni è dovuto, però, anche ad una scelta economica di Pechino, che vuole potenziare le scorte di zucchero, granturco e carne per abbassare l'inflazione sul costo del cibo. In tutto questo due risultati positivi: nel 2011 la Cina ha ridotto l'importazione di soia (è l'importatore numero uno al mondo), segno che Pechino ha iniziato a immettere sul mercato le sue scorte, e un surplus nel commercio di vegetali, frutta e pesce nel 2011 rispetto al 2010.
Antonino D'Anna


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