Rischio idrogeologico/ Comuni italiani bocciati in prevenzione
Nessun Comune ha raggiunto quest'anno la classe di merito "ottimo" nella classifica predisposta da Legambiente sulla mitigazione del rischio idrogeologico. Lo si evince da Ecosistema Rischio 2011, l'indagine realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile, che ha monitorato le attivita' di prevenzione realizzate da oltre 1.500 fra le 6.633 amministrazioni comunali italiane classificate a rischio idrogeologico potenziale piu' elevato.
I piu' virtuosi sono Peveragno (CN), Endine Gaiano (BG), e Senigallia (AN) con il punteggio di 8,5: questi comuni hanno dichiarato di aver realizzato interventi di delocalizzazione, di aver svolto un'ordinaria attivita' di manutenzione delle sponde e delle opere di difesa idraulica, di aver effettuato interventi di messa in sicurezza, di avere piani d'emergenza dedicati al rischio idrogeologico aggiornati, di averli fatti conoscere ai cittadini e verificati attraverso esercitazioni.
Le "maglie nere", invece, vanno a Bagnoli Irpino, Moschiano e Quindici (AV), Castelmassa (RO), Biccari (FG), Garessio (CN), Sannicandro di Bari (BA), Monterosso Calabro (VV) che ottengono un pesante 0,5 in pagella, e al fanalino di coda, Lagnasco (CN), con un punteggio pari a zero. In questi comuni e' presente una pesante urbanizzazione delle zone esposte a pericolo di frane e alluvioni e non sono state avviate sufficienti attivita' mirate alla mitigazione del rischio, ne' dal punto di vista della manutenzione del territorio, ne' nell'organizzazione di un efficiente sistema comunale di protezione civile.
Il 69% dei comuni interpellati per il dossier Ecosistema rischio ha dichiarato di aver svolto regolarmente un'attivita' di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d'acqua e delle opere di difesa idraulica, e il 70% di aver realizzato opere per la messa in sicurezza dei corsi d'acqua o di consolidamento dei versanti franosi. Tuttavia, questi interventi, se non eseguiti adeguatamente e sulla base di attenti studi per valutarne l'impatto su scala di bacino, rischiano in molti casi di accrescere la fragilita' del territorio piuttosto che migliorarne la condizione, e di trasformarsi in alibi per continuare a edificare lungo i fiumi e in zone a rischio frana. Intanto, le delocalizzazioni procedono a rilento: soltanto 56 comuni intervistati (il 4%) hanno affermato di aver intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 2% dei casi si e' provveduto con interventi analoghi su insediamenti o fabbricati industriali.
Le delocalizzazioni delle strutture presenti nelle aree esposte a maggiore pericolo e gli abbattimenti dei fabbricati abusivi rappresentano una delle principali azioni per rendere sicuro il territorio, anche attraverso interventi di rinaturalizzazione delle aree di esondazione naturale dei corsi d'acqua volti alla mitigazione del rischio. Altro punto dolente riguarda l'informazione alla popolazione sui rischi idrogeologici, sui comportamenti da adottare in caso di pericolo, sui contenuti del piano d'emergenza e sulla formazione del personale. Purtroppo, solo il 33% dei municipi che hanno risposto al questionario di Ecosistema rischio ha organizzato iniziative rivolte ai cittadini e il 29% ha predisposto esercitazioni per testare l'efficienza del sistema locale di protezione civile.


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