Relitti sui fondali, a Nardò nasce l'acquario salentino
Giace sul fondo del mare salentino la ricchezza sconosciuta ai più che l'Università del Salento intende tramutare in un'attrazione ad uso e consumo dei turisti. Il progetto «Apreh» (Interdisciplinary aquaria for the promotion of environment and history), che prevede la creazione di grandi acquari in cui riprodurre gli spettacolari scenari sottomarini dove dormono da tempo immemorabile antichissimi relitti, è ormai molto più di un'idea. E' un ambizioso programma culturale che si sta concretizzando sull'asse Italia-Grecia nell'ambito dell'Interreg IV, il Piano di cooperazione transfrontaliera da cui si è riusciti ad attingere 1.225.000 euro. «Apreh» ha preso le mosse sotto il coordinamento di Genuario Belmonte, direttore del Dipertimento di scienze e tecnologie biologiche e ambientali (Disteba) dell'ateneo salentino, ma è promosso anche da Provincia, Comune di Nardò, Università di Patrasso, città di Argostoli (Grecia). Gli acquari saranno sistemati in un edificio di Santa Maria al Bagno, messo a disposizione dal Comune di Nardò.
Nelle vasche troveranno posto reperti originali ripescati dai fondali dello Jonio, riproduzioni di navi antiche inabissatesi al largo delle coste neritine, esemplari tipici della flora e della fauna dei mari salentini. Sull'altra sponda dell'Adriatico, in Grecia, prederà corpo la struttura gemella con acquari che metteranno in mostra quanto di meglio offre il ricco giacimento biologico e di archeologia subacquea custodito dai mari ellenici. «Il nostro scopo - spiega il professor Belmonte - è quello di creare un polo culturale fortemente attrattivo a beneficio del turismo, ma anche delle scolaresche, che faccia il paio con il Museo della Memoria fondato per esporre i murales ebraici di Santa Maria al Bagno. Non tutti lo sanno, ma sui fondali attorno alla penisola salentina ci sono almeno 90 relitti antichi che costituiscono un grande patrimonio. Proprio nel mare di Nardò abbiamo i resti di una nave oneraria romana carica di anfore, alcune delle quali sono state recuperate e verranno esposte nel nostro museo».
Accanto agli acquari ci saranno didascalie e rimandi ai luoghi di provenienza dei reperti a disposizione di chi voglia accostare alle suggestioni visive approfondimenti storici e scientifici. «La nostra scuola di archeologia subacquea è la più forte d'Italia - conclude Belmonte - e anche questa è una cosa che in pochi sanno. Cercheremo di dare respiro alle collezioni chiuse nei magazzini e che nessuno vede». Domani presentazione in Provincia con la vicepresidente Simona Manc


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