Referendum, io sono tentato di andarmene al mare

Mercoledì, 8 giugno 2011 - 15:39:00

Di Giovanni Esposito

Provo una certa nostalgia per i referendum di una volta, quelli che hanno chiamato a pronunciarsi i nostri genitori, su temi che parlavano di etica e di morale, come l’aborto ed il divorzio. Tutto il popolo poteva coscientemente pronunciarsi, perché, nell’uno o nell’altro caso, chiare erano le conseguenze del voto. Oggi il nostro paese ci chiede di esprimerci su questioni il cui solo nome, gigawatt e impedimenti, provoca l’orticaria.

Nucleare. Del fabbisogno energetico italiano annuo, pari a circa 0,35 milioni di gwh, due terzi è coperto da centrali nazionali che bruciano combustibili fossili (gas naturale, carbone e petrolio), il 20% da fonti che chiamano rinnovabili e la rimanente parte, poco meno del 15%, è importato. Noi, popolo di demagoghi, buonisti e qualunquisti, vogliamo, “senza se e senza ma”, le fonti rinnovabili (io opterei per sostenibili). Che ben vengano centrali idroelettriche che distruggono ecosistemi e la cui costruzione comporta deportazioni collettive (la diga delle Tre Gole in Cina), pale eoliche che deturpano il paesaggio e l’antieconomico fotovoltaico che priva il suolo alle colture. Passi pure che l’unico disastro da “centrale”, in Italia è imputabile ad un ecologico impianto idroelettrico (nel 1963 lo scivolamento del Monte Toc, alle spalle della diga del Vajont,  lasciò sul campo 2 mila morti), perché essere green è politicamente corretto. Ma il punto non è questo! Come dicevo, sulle fonti verdi, siamo tutti (a torto) concordi. Nello scenario più ottimistico, idroelettrico, eolico e & c, potranno coprire al massimo il 30-40% del fabbisogno energetico. I rimanenti 200.000 gwh, che l’Italia divora ogni anno, come proponiamo di coprili? Forse pretendendo di accendere il condizionatore a manetta e disdegnando le centrali? Meglio importare energia prodotta da fonti, il cui utilizzo, è vietato sul nostro territorio?

In merito alla gestione dell’acqua, che continui ad essere affidata alle municipalizzate, ossia quel diabolico istituto di diritto privato ma a capitale pubblico, che permette ad ogni sindaco di gestire clientele e fornire, al contempo, il peggior servizio possibile, rischiando, ovviamente, il danaro degli altri.

Legittimo impedimento. Sul quesito di colore verde (che tutto rappresenta, fuorché speranza e ambiente), chiedo venia alla pubblica opinione, ma non è fra le prime 999 questioni che io definirei prioritarie.

Miei cari amici ecologisti ed impegnati, in questa primavera del 2011, andate a votare al volante di Suv da 5 km/l, per i referendum di “ni” contrapposti ai “so”. Per quanto mi riguarda, sono fortemente tentato di seguire una terza opzione: andarmene in spiaggia a prendere il sole.

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