I "protagonisti" del biologico
Di Giovanni Di Costanzo - Bioitalia
Nella recente assemblea del Ccpb il rappresentante di ISMEA ha presentato per l'ennesima volta i dati sullo stato del biologico in Italia e nel mondo, e tranne qualche impercettibile variazione, sono sempre più o meno gli stessi da 4/5 anni a questa parte.
Quindi sono 4/5 anni che il settore soprattutto in Italia è stagnante, ci sono aziende che dichiarano crescite di fatturati del 20%, ma evidentemente ce ne sono altre che hanno decrementi analoghi, altrimenti non si spiega come mai il valore del mercato è sempre lo stesso.
Altra cosa che è venuta fuori sempre dalla tavola rotonda è che vi è un' aumentata sensibilità ecologica ed ambientale dei consumatori, tranne che dalla sala vi è stato un intervento da parte del rappresentante di un'azienda di ristorazione collettiva, che fornisce pasti bio nelle scuole, che dichiarava che la maggior parte delle famiglie non conoscono la differenza tra un prodotto bio ed uno convenzionale, nonostante sia direttamente interessata visto che i figli a scuola mangiano bio.
C'erano anche rappresentanti della Grande Distribuzione a quella tavola e hanno dichiarato soddisfazione e si sono detti fiduciosi di una crescita del comparto in futuro, hanno raccolto anche l'apprezzamento di altri sul ruolo che la grande distribuzione ha avuto nel portare la conoscenza del biologico presso i consumatori.
Io personalmente ho dei dubbi sul ruolo positivo che la Gdo ha avuto nel settore, secondo me ha anche generato un po' di confusione tra i consumatori, sia rispetto al posizionamento del prodotto sugli scaffali che relativamente ai prezzi.
Altro argomento è che non vi sono dei dati certi sui consumi interni e sulle esportazioni: quanto prodotto esportiamo? E che cosa: pasta, pomodoro, olio, vino? E verso quali Paesi? Quali sono le richieste che vengono da altri Paesi?
I punti su cui è necessario focalizzarsi sono due:
1° - Mettere gli operatori del settore nelle condizioni di poter avere dati agricoli e commerciali per meglio porsi nei confronti del mercato.
I dati ci sono, basta solo metterli insieme e questo è un ruolo che compete alle organizzazioni agricole ed alle associazioni industriali e di commercio.
2° - Promuovere una campagna istituzionale di informazione sul biologico: sono anni che diciamo questo ma non si fa praticamente nulla, quei pochi soldi che sono venuti dal piano di azione si sono persi in mille rivoli e non hanno prodotto nessun risultato.
Io qui avrei una proposta da fare a tutti gli operatori del settore ad esclusione della parte agricola: autotassiamoci ovvero stabiliamo una percentuale sui costi di certificazione da destinare all'informazione.
Se è vero che tra consumi interni ed esportazione il valore del mercato al consumo è 3 miliardi di euro forse il valore della produzione è la metà o giù di lì, se noi pagassimo ( trasformatori e distributori) il 2% di costi aggiuntivi agli enti di certificazione o meglio sarebbe a un'associazione per la promozione, avremmo la disponibilità di 30 milioni di euro che sono sempre pochi ma meglio di niente.
da greenplanet.net



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