L'esperto: "Polo Nord, addio ghiaccio nel 2015"

Martedì, 26 aprile 2011 - 14:45:00

 

north pole ape

"Entro il 2015 i ghiacci del Polo Nord scompariranno a causa dei cambiamenti climatici". A dirlo è uno dei massimi esperti mondiali di Artico, l'oceanografo polare Peter Wadhams, professore di Cambridge. Secondo lo studioso il ritmo con il quale il pack si sta sciogliendo è talmente alto che tra quattro anni, durante l'estate, il Polo sarà una distesa d'acqua puntellata di iceberg. Dal 1979 l'Artico perde l'un per cento di ghiacci all'anno e il ritmo sta accelerando. La Groenlandia, da isola inospitale, sta diventando una terra verde che ogni anno vede scomparire 220 chilometri cubi di acqua ghiacciata. Un fenomeno studiato da Wadhams che ha condotto oltre 40 spedizioni scientifiche in Artico ed è stato ospite più volte della Royal Navy sui sottomarini nucleari con rotta sotto i ghiacci e al Polo.

LE RISORSE - Il pack si ritira e gli Stati rivieraschi si fregano le mani. Per Russia, Canada, Stati Uniti e Danimarca il riscaldamento è un ottimo affare. Sotto il Polo Nord si nascondo immensi giacimenti di petrolio, gas naturale, diamanti e metalli preziosi come il nichel. Gli scienziati russi hanno stimato che nell'area vi sia un quarto dei giacimenti mondiali di gas naturale e petrolio fino ad ora non sfruttati.

I CONTENDENTI - Nella corsa alla lottizzazione Mosca si vuole impadronire di un'area denominata Lomonosov Ridge che nasconderebbe 75 miliardi di barili di greggio. Canada e Danimarca hanno però avanzato la stessa pretesa territoriale e gli Stati Uniti danno battaglia per altre zone. "Secondo la legge del mare", spiega il professor Wadhams, "se una parte del fondale oceanico è proseguimento dello zoccolo continentale sul quale lo stato si trova allora i diritti di estrazione appartengono a quello stato". La Russia non se lo è fatto dire due volte e ha spedito Artur Chilingarov, noto esploratore moscovita, sotto il Polo Nord a bordo di un mini sommergibile. Per rivendicare la sovranità russa Chilingarov ha piantato una bandierina sul fondale. "L'Artico è russo", dichiarò in quella occasione. "Dobbiamo provare che il Polo Nord è una estensione del nostro territorio". Washington ha smentito ogni tipo di valore legale della spedizione, ma intanto si è mossa per proteggere i propri diritti. Il mare del nord in questi mesi è particolarmente affollato, con decine di imbarcazioni che hanno lo scopo di provare il principio "della continuità territoriale".

L'ONU - Mosca dichiara di essere "padrone" dei fondali artici, Washington smentisce, Danimarca e Canda sguinzagliano i propri scienziati, mentre anche la Norvegia pensa se rivendicare la sovranità su un pezzetto di mare. A decidere sarà adesso l'Onu che entro pochi mesi dovrà stabilire chi è padrone di cosa. "Ma le cose non sono così semplici", continua il professore. "Le Nazioni Unite difficilmente lottizzeranno l'Artico. E' più probabile che assegnino zone di sfruttamento alle varie compagnie che però dovranno risponderne in sede Onu".

L'AMBIENTE - Il problema, almeno per orsi polari e foche, è di tipo ambientale. "Pensiamo a quello che è successo alla Deep Water Horizon. Dopo l'incidente il petrolio ha continuato a zampillare dal fondale per mesi e mesi senza che la Bp potesse fare nulla". Le tecnologie di sicurezza si sono rivelate insufficienti. Il Polo Nord è certamente un luogo più inospitale del Golfo del Messico: temperature rigide, acqua ghiacciata, inverni proibitivi. "Se il greggio uscirà dal fondo sarà molto difficile fermarlo", spiega il professor Wadhams. "Il petrolio si legherebbe al ghiaccio. Gli iceberg navigherebbero per migliaia di chilometri nell'Oceano Atlantico portando il loro carico di morte".

Tommaso Cinquemani

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