Olio, la Puglia lancia la crociata per salvare l'extravergine

Martedì, 10 gennaio 2012 - 11:22:00

Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e l'assessore regionale  alle Risorse agroalimentari, Dario  Stefano, sono stati i primi firmatari della petizione promossa  dalla Confederazione italiana agricoltori Puglia (Cia) per ridurre gli "alchil esteri" nell'olio extravergine d'oliva. La petizione e' stata presentata dal presidente della Cia Puglia, Antonio Barile.

olio extravergine
Il parametro degli alchil esteri e' previsto da un regolamento UE che individua i fenomeni fermentativi e degradativi delle olive di scarsa qualita' ed e' fissato a 75 mg/kg per l'extravergine, limite considerato dalla Cia troppo alto per distinguere gli oli lampanti e deodorati con i quali si formano le miscele che poi talvolta si spacciano per extravergini. La Cia Puglia e i firmatari chiedono cosi' che il parametro sia fissato a 30 mg/kg "per dare trasparenza al mercato, tutelare i consumatori e il patrimonio ambientale pugliese". 

La petizione e' indirizzata al presidente commissione UE Barroso, al commissario agricoltura Dacian Ciolos, al
presidente commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro e al ministro Mario Catania.

 

E UNAPROL CONSORZIO OLIVICOLO ITALIANO E COLDIRETTI APPROVANO LA PETIZIONE - "La difesa dell'olio made in Italy passa soprattutto dalla revisione dei parametri degli alchil esteri". Lo spiega il presidente di Unaprol, Massimo Gargano, chiedendo un confronto con il mondo politico. Tra i primi con cui i produttori d'olio hanno già avviato un confronto c'è - si legge in una nota del consorzio olivicolo italiano - il ministro per le Politiche Agricole, Mario Catania. Gli alchil esteri sono composti che si formano in seguito al degrado delle olive ed una loro presenza elevata indica scarsa qualità dell'extravergine.

"La missione di Unaprol nei prossimi mesi sarà quella di chiedere alle istituzioni di limitare la loro presenza per ogni chilogrammo di olio extra vergine di oliva. Il limite concesso dalla legge è oggi di 75 mg/kg, una soglia troppo elevata che deve essere portata a 20mg perchè questa - secondo Gargano - è la soglia che è presente in un buon olio italiano prodotto da non più di 18 mesi. C'è poi un problema di etichetta (obbligatoria, ma scritta talmente piccola che spesso non è leggibile) per le bottiglie di extravergine d'oliva e anche per tutti gli altri prodotti che contengono olio, come ad esempio i sughi".

A difesa dell'olio made in Italy e dell'extravergine pugliese interviene anche la Coldiretti Puglia: "Il Regolamento 61/2011 che ha fissato i parametri di valutazione per scoprire la presenza di alchil esteri è indica un valore soglia talmente alto che di fatto non scoraggia la produzione di oli extravergini falsati, ma piuttosto apre nuovi e più redditizi scenari per i sofisticatori". Unico strumento per garantire trasparenza e rintracciaibilità sono, secondo il presidente ed il direttore dell'associazione agricola, Pietro Salcuni ed Antonio De Concilio, gli accordi di filiera che "ricreano equilibrio all'interno del segmento agroalimentare, dato che oggi per ogni euro speso dai consumatori per l'acquisto di alimenti oltre la metà (il 60 per cento) va alla distribuzione commerciale, il 23 per cento all'industria di trasformazione e solo il 17 per cento per remunerare il prodotto agricolo". Il comparto olivicolo-oleario - spiega la Coldiretti - è uno dei settori più colpiti da frodi e sofisticazioni. La produzione olivicola regionale della Puglia incide su quella nazionale per il 32 per cento e per il 12 su quella mondiale. Eppure, nonostante una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, sono circa 500 i milioni di litri di olio di oliva importati ogni anno per essere miscelati con quello italiano ed in particolare con quello pugliese.



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