Nucleare e rinnovabili? Investimenti inconciliabili
di Fulco Ruffo di Calabria
| Passare dall’ambientalismo dogmatico all’ambientalismo pragmatico... di STEFANIA PRESTIGIACOMO |
I rapporti ufficiali di Terna e del Gestore Servizi Energetici sono certamente meno emozionanti dell’ultimo Harry Potter o di Twilight, e sono pesantucci da mettere nella borsa con gli asciugamani da portare in spiaggia, ma sono le tabelline di chi fa la regolamentazione del sistema elettrico di questo confuso paese, oltre che di chi ci lavora dentro. Anche senza leggerli però è evidente che se da un lato inseriamo un 20% di produzione elettrica con il nucleare, e dall’altro ci impegniamo ad aumentare la produzione di fonti rinnovabili del 15% rispetto allo scenario attuale, qualcun altro dovrà stringersi…
Purtroppo sono gli stessi che fino ad un anno fa hanno investito per rinnovare e ampliare le vecchie centrali e costruirne di nuove, e quindi potrebbero non essere proprio d’accordo. E’ anche vero che si potrebbe pensare di scaricare sull’utenza il fatto di dover spegnere impianti con finanziamenti ed ammortamenti ancora da recuperare, però in questo caso si verrebbe meno alla promessa di ridurre il prezzo dell’ energia, come promette chiunque parli di nucleare.
Si dovrebbe poi spiegare a tutti quelli che stanno investendo su nuovi gasdotti e terminali GNL che con questo nuovo scenario energetico, al 2020 “ballano” dai 8 ai 15 miliardi di metri cubi di esubero rispetto all’attuale capacità di importazione annuale, ed anche questo potrebbe risultare poco simpatico soprattutto in un momento in cui anche le società energetiche faticano un po’ per cercare di far tornare i conti.
In alternativa, si potrebbe pensare di spiegare che la piscina di un reattore nucleare dà dei riflessi verdastri quando entra in esercizio, mentre l'erbetta cresce benissimo attorno ai reattori, il che rende l’energia atomica un po’ verde e quindi rinnovabile nel calcolo dei bilanci energetici. Ho qualche dubbio che a Bruxelles ci possano cascare (pare ci abbiano detto già di no), ma nulla è vietato al nostro proverbiale genio interpretativo. Siamo uno dei pochissimi paesi d’Europa ad esserci volontariamente privati di un contributo da nucleare, ed è quindi giusto che questa scelta sia analizzata criticamente e probabilmente anche rivista, tenendo conto del fatto che è stata presa sull’onda emotiva di un evento traumatico dagli effetti continentali come l’incidente di Chernobyl.
Siamo quindi d’accordo con una analisi priva di dogmi, come chiede il Forum Nucleare Italiano, in un quadro che però questa volta tenga conto di tutte le infrastrutture di trasporto, produzione e trasformazione dell’energia in gioco (elettricità, gas, carbone, petrolio), degli investimenti che abbiamo appena finito di realizzare e delle conseguenze a medio e lungo termine delle nostre scelte. Abbiamo già visto che agire per spot pubblicitari in mancanza di un programma enegetico nazionale vuol dire buttare via tanti, tanti soldi, ed dovremmo aver anche ormai capito chi alla fine paga il conto. Noi cittadini e le imprese per cui lavoriamo. A questo punto, chiediamo ufficialmente la protezione di Tremonti...



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