L'Egitto spinge sul biologico, l'Italia sulla demagogia

Venerdì, 3 dicembre 2010 - 18:00:00

di Antonio Felice, greenplanet.net

Sono passati 33 anni da quando il farmacologo Ibrahim Abouleish fondò la prima fattoria biodinamica in Egitto, a nord-est di Cairo, la Sekem Farm. Da allora il biologico ha fatto molta strada nel Paese dei Faraoni tanto che il governo egiziano è stato tra i primi ad opporsi ufficialmente agli OGM nonostante le pressioni delle multinazionali americane. Oggi grandi aziende agricole come Agrofood, Mafa, Isis sono produttori ed esportatori importanti di verdura e frutta bio, importati anche in Italia da aziende specializzate come Celox Trade. Nel frattempo, Sekem ha trovato un posto non secondario nel panorama del mercato internazionale dei prodotti biologici.

La missione di Federbio in Egitto lo scorso giugno ha potuto verificare "sul campo" quanta strada l'Egitto abbia fatto nel biologico, grazie al contributo anche di consulenti italiani e di certificatori come l'IMC di Senigallia, che ha una filiale a Cairo. Il fenomeno del bio in Egitto si sta estendendo a decine e decine di produttori anche medi e piccoli. Al Fresh Gate Food Gate di Sharm El Sheik, il principale appuntamento internazionale d'Egitto per il settore dei prodotti alimentari, che si è svolto dal 27 al 29 novembre e al quale GreenPlanet ha partecipato attraverso il sottoscritto, il bio ha avuto un posto di primo piano, tanto che l'unico congresso che ha affiancato gli incontri d'affari è stato dedicato proprio allo sviluppo del settore biologico in Egitto. Olandesi e danesi si sono presentati come fornitori di tecniche e prodotti per il controllo dei parassiti e dell'impollinazione delle piante.

L'Egitto non è che un esempio del continuo sviluppo del biologico nel Mediterraneo. Peccato che in Italia, invece di affrontare i problemi di fondo del settore, soprattutto si polemizzi, adesso sulla certificazione tanto che da più parti si sostiene un cambio del sistema nonostante i passi avanti che il bio ha compiuto quando si è rivolto a certificatori seri e preparati, che hanno fatto scuola anche all'estero.

La posizione dell'AIAB sull'argomento va registrata e valutata seriamente. Ma alla fine i problemi di fondo sono altri e vanno affrontati se si vuole davvero il benessere dei piccoli produttori, evitando che siano vittime di posizioni che sanno di demagogia. La concretezza del biologico egiziano dovrebbe insegnare qualcosa a noi italiani.

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