Per un'economia ecologica, la politica torni al governo

Martedì, 24 gennaio 2012 - 12:17:00

di Nicola Bellini
da www.greenreport.it

Una lunga, lunghissima ouverture di una politica dello sviluppo è quella a cui stiamo assistendo e continueremo ad assistere nelle prossime settimane e mesi, nel nome delle "liberalizzazioni".  La tentazione di addentrarsi nel dibattito ideologico sul rapporto che ci può essere tra liberalizzare e crescere (sempre che ce ne sia uno...) è forte. Resta il fatto che i "tecnici" hanno ritenuto che solo uno scossone liberista potesse risvegliare il paese, non l'ottimismo comunicativo di berlusconiana memoria né (e qui qualche rimpianto forse bisognerebbe averlo: ne riparleremo) il pluralismo sollecitato dall'utopia federalista.

Mentre i diogene della sinistra cercano l'equità tra le righe dei decreti, va preso atto che per alcuni, su altri fronti ideali, il governo "avrebbe dovuto fare di più". Questi commenti, a dire il vero, stupiscono. Sorprende l'ingenuità di pensare che la temporanea "ritirata della politica" potesse significare "ritirata dello Stato", che - per chi veramente la volesse - richiederebbe proprio l'opposto, ossia grande, "rivoluzionaria" politica. Ma Monti non è la Thatcher e da questo governo tecnico in cui un banchiere si occupa di economia, un prefetto di interni, un ambasciatore di politica estera, un ammiraglio di difesa, un rettore di università etc etc (e anche sull'ambiente non abbiamo certo una "new entry"...) ci si può attendere competenza, ma non rivoluzioni che sovvertano quell'establishment di cui è questo governo è esplicita, sublimata espressione.

Tuttavia l'esigenza di fare di più rimane, insieme all'urgenza di conoscere se ci sarà e come sarà quella che a questo punto dobbiamo cominciare a chiamare "fase 3", in cui la crescita smette di essere una (fragile) percentuale e prende nomi e cognomi.

Sono le vere scelte sul futuro: quelle di cui ancora questo governo non ha ancora parlato e di cui forse non parlerà mai, a meno che ...non si metta a fare politica! Sono le grandi questioni della ristrutturazione delle strutture portanti del capitalismo italiano e dei suoi rapporti con capitalismo mondiale (pensiamo alle banche, ma non scordiamoci Fiat!). In questo contesto vi è la questione del ruolo dell'intervento pubblico, delle sue modalità (con l'emergere di una nuova architettura, centrata sulla Cassa Depositi e Prestiti, a completamento del disegno tremontiano?) e delle sue finalità (la valorizzazione dei patrimoni di conoscenza e di tecnologia del paese? Un'internazionalizzazione più equilibrata e più proattiva?).

In questo contesto si potrà forse , finalmente, tornare a parlare in modo serio di economia verde. Quando?



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